VERSO IL REFERENDUM COSTITUZIONALE: IL DDL BOSCHI.


Con 361 voti a favore, 7 contrari e 2 astenuti – tenendo in considerazione l’Aventino delle opposizioni: FI, Lega, M5S e SI – lo scorso 12 Aprile è passata a Montecitorio l’ultima votazione per la riforma costituzionale in seno al Senato della Repubblica. In sintesi, la riforma prevederà la fine del bicameralismo perfetto – ovvero l’equiparazione dei due rami del Parlamento -, l’istituzione di un Senato della Repubblica con poteri legislativi quasi nulli e composto da 95 senatori eletti dai Consigli Regionali, ma legittimati dal consenso popolare, ed un nuovo sistema federale che soppianterà le materie di competenza concorrente tra Stato e Regioni. Ad ogni modo, adesso toccherà al referendum del prossimo Autunno dichiararsi in materia. Nel frattempo, cerchiamo di cogliere con oggettiva precisione quali potrebbero essere tutte le modifiche costituzionali che si verrebbero ad applicare al dettato costituzionale a seguito di questo ddl promosso dal Ministro delle Riforme, Maria Elena Boschi:

  • La Camera dei Deputati sarà il solo ed unico ramo del Parlamento chiamato a votare la fiducia al governo. Sarà composta da 630 deputati che continueranno ad essere eletti tramite suffragio universale;
  • Il Senato della Repubblica sarà composto da 95 senatori eletti dai Consigli Regionali. A questi si aggiungeranno 5 senatori eletti dal Capo dello Stato e che rimarranno in carica per 7 anni. Sparirà la figura del “senatore a vita”. L’art. II del ddl si occupa di stabilire come verranno scelti i senatori: i 95 senatori saranno ripartiti tra le Regioni sulla base del peso demografico di quest’ultime. I Consigli Regionali eleggeranno i senatori tra i propri componenti il Consiglio tramite metodo proporzionale; per ciascuna regione, un senatore eletto dovrà anche ricoprire il ruolo di sindaco. La legittimazione popolare sulla nomina dei senatori si basa sul fatto che saranno i cittadini, al momento di eleggere i Consigli Regionali, a dover anche indicare quali consiglieri dovranno essere senatori. I senatori avranno durata in carica pari al loro mandato territoriale: questo potrà causare molteplici cambiamenti alla fisionomia politica del Senato della Repubblica anche all’interno di una stessa legislatura. La competenza legislativa del Senato verterà solo sulle riforme e sulle leggi costituzionali; per quanto riguarda le leggi ordinarie, sparirà la “navetta” tra Palazzo Madama e Montecitorio: ogni richiesta che potrà essere avanzata dal Senato alla Camera, circa una legge ordinaria, potrà essere respinta da quest’ultima al mittente – a maggioranza assoluta dei membri -;
  • I senatori e deputati godranno della medesima impunità: non potranno essere arrestati o sottoposti ad intercettazione previa l’autorizzazione delle proprie camere di appartenenza;
  • La seconda carica dello Stato sarà il Presidente della Camera dei Deputati. Al Presidente del Senato spetterà il compito di convocare il Parlamento in “seduta comune” – entro 15 giorni, salvo una deroga temporale in caso di prossimità allo scioglimento (ora) della sola Camera dei Deputati – nel caso in cui il Presidente della Camera stia esercitando le funzioni di Capo dello Stato, qualora quest’ultimo ne fosse impedito per varie motivazioni;
  • Cambierà la procedura per l’elezione del Presidente della Repubblica: nei primi quattro scrutini serviranno i 2/3 dei componenti di Camera e Senato (730 voti a favore), dalla quinta votazione i 3/5, dal nono scrutino in poi sarà sufficiente la maggioranza assoluta;
  • Dei 15 giudici costituzionali, 3 saranno eletti dalla Camera dei Deputati e 2 dal Senato della Repubblica;
  • I regolamenti parlamentari dovranno contenere ed indicare chiaramente il limite di tempo previsto per la votazione sui ddl;
  • Su richiesta di 1/4 dei componenti la Camera dei Deputati potrà esser presentato alla Corte Costituzionale ogni ricorso preventivo sulle leggi elettorali. Questa norma entrerà in vigore con effetto immediato e, quindi, anche l’attuale italicum potrebbe divenir oggetto di tale attenzione;
  • Saranno definitivamente abolite le province – già trasformate in Enti locali di II° livello dalle precedenti riforme ma ancora presenti e menzionate nel dettato costituzionale -;
  • Verrà abrogato definitivamente anche il CNEL – ovvero il Consiglio Nazionale dell’Economia e del Lavoro -;
  • Per concludere, vi saranno anche importanti novità in seno agli organi della democrazia diretta. Per presentare un referendum saranno sempre necessarie 500.000 firme ma nel caso ne venissero raggiunte almeno 800.000 si abbasserà il quorum, che sarà calcolato non sugli aventi diritto ma sul numero totale di votanti all’ultima tornata elettorale. Per convalidare suddetto referendum sarà sufficiente la metà di tale numero. Saranno introdotti, inoltre, i Referendum Propositivi – mai contemplati fino ad oggi – che permetteranno alla cittadinanza di esprimere il proprio giudizio sui temi di grande attualità, rendendola, di conseguenza, partecipe dell’intero processo legislativo – un esempio è stato quello indetto sulla legalizzazione dei matrimoni tra coppie omosessuali, ora sancito dalla legge, in Irlanda -. I ddl di iniziativa popolare avranno adesso bisogno non più di 50.000 firme ma bensì di 150.000.

Vi lascio i links dei siti ufficiali della Camera e del Senato qualora voleste approfondire la materia trattata. Ricordati di votare l’articolo, se vuoi, utilizzando il tasto rate this all’inizio del post.

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