L’ONESTÀ (NON) FA IL POLITICO?


L’onestà è importante per un politico? Sì. Indubbiamente, sì. È assolutamente e dannatamente necessario che un politico sia onesto. Non dobbiamo mai credere alle persone che pregiudicano l’onestà di un politico anteponendo ad essa la sua (eventuale) capacità o bravura nello svolgere il proprio incarico. E per un semplice motivo. Capacità ed onestà non solo sostituibili. Né, tanto meno, subalterne l’una nei riguardi dell’altra. Sono due componenti imprescindibili del cittadino lato sensu. La capacità è una questione tecnica. L’onestà, invece, è di rimando morale. Un politico incapace è un politico che tecnicamente non sa svolgere il proprio lavoro. Un politico disonesto è un politico che mistifica la propria mansione per tornaconti privati. Ovvio che un politico possa essere sia incapace che disonesto. Così come vi possano essere, al contempo, politici viziati solamente da una delle due sopracitate perversioni. Un politico deve essere capace ed onesto. Servono entrambe. Sono totalmente necessarie ambedue. Un politico incapace risponderà della sua inadeguatezza. Un politico disonesto pagherà la sua stessa disonestà.

Un politico deve essere capace di svolgere al meglio le proprie funzioni pubbliche. Esattamente come ogni altro cittadino. E per poter svolgere degnamente ed il più correttamente possibile le mansioni assegnategli, deve maturare esperienza ed assumersi la piena responsabilità di tutto ciò che produce in ambito lavorativo. Esattamente come ogni altro cittadino. È ovvio – e ripeto, ovvio – che questo paradigma non debba automaticamente tradursi nell’espressione “tutti i cittadini possono fare i politici”. Assolutamente. Proprio come non tutti i cittadini possono essere “congeniali” a fare i veterinari o gli elettricisti o i professori, ecc., non tutti i cittadini possono ricoprire ruoli e/o cariche concernenti la res publica.

D’altra parte, un politico, per l’appunto, deve essere anche onesto. Ma non onesto in quanto politico. Onesto in quanto cittadino ed essere umano. Un cittadino onesto è un cittadino che antepone una precisa morale, generalmente riconosciuta da tutti – il buon senso civile – e legittimata dalle fondamenta dell’ordinamento giuridico stesso – fonti del diritto e norme giuridiche -, alla propria. Ed ai propri interessi particolaristici ed individualistici. Quando un cittadino onesto diviene un politico, le sue decisioni si fonderanno inequivocabilmente su quella stessa morale che, fino ad allora, gli ha fatto da guida nelle vesti di semplice essere umano. Dovrà avere un ampio bagaglio culturale ed una esaustiva capacità di argomentazione per legittimare ciò in cui crede. Le sue decisioni politiche saranno sicuramente oggetto di critiche. E non saranno mai totalmente esenti da errori. Ma se oneste – e quindi giustificate da una precisa morale, finalizzata al perseguimento di un interesse collettivo – potranno, per l’appunto, essere condannate solo su di un piano tecnico e non etico. E non si potrà parlare allora né di disonestà né d’incapacità. A quel punto, il contraddittorio politico verterà de facto sui contenuti di legge e/o di proposte di legge e/o di riforme sulle quali però non peserà aprioristicamente né l’ombra dell’incapacità né quella della disonestà. Questo è un banalissimo esercizio di logica.

Ora qual’è il dramma che stiamo vivendo attualmente a Roma con la giunta Raggi? L’idiosincrasia di fondo di tutta la faccenda – mi riferisco alla diatriba dei due schieramenti “ma lei è onesta” e “sì ma è incapace” – è che, da una parte, si usa l’onestà della sindaca per giustificarne l’incapacità, mentre, dall’altra parte, se ne evidenzia l’inadeguatezza a ricoprire quel ruolo pubblico solo per sminuirne il suo essere una cittadina onesta. “L’onestà non basta”, “ma almeno lei non è corrotta”, e via discorrendo; giustificazionismo e giustizialismo non aiutano mai. Se la sindaca è incapace, si devono analizzare oggettivamente le attività che in ambito politico-amministrativo lei ha posto in essere. Ne risponderà ai suoi elettori, alla cittadinanza, ai suoi collaboratori ed al suo partito o movimento o lista et similia. Se è, al contrario, disonesta ci si dovrà appellare allora alle autorità giudiziarie competenti. Ma la commistione delle due variabili è quanto di più mistificante vi possa essere per non avere una piena consapevolezza critica nei riguardi di ciò di cui si sta parlando. Magari è onesta ma incapace. Magari, al contrario, capace ma disonesta. Magari entrambe le cose. Ma non è con l’onestà che si esalta la capacità e/o si giustifica l’incapacità. E non è con la capacità che si idolatra l’onestà e/o si acconsente alla disonestà. Ma vi è un altro passaggio dannatamente imbarazzante in tutta la chiave di lettura politica della faccenda capitolina.

Si vuole tentare di ragionare in seno alla legittimazione di una “politicizzazione dell’onestà” stessa. Si cerca di far passare l’idea che la sottoscrizione – tramite contratto -, da parte della sindaca, di uno specifico codice etico, risalente ad una società terza, possa garantirle, presso l’elettorato, il riconoscimento di essere una persona onesta. Si è onesti se si è onesti. In qualità di cittadini. Qualora poi un individuo dovesse ricoprire un incarico politico, come quello di primo/a cittadino/a, l’onestà verrà garantita solo e soltanto dall’osservanza rivolta alle leggi ordinarie, al dettato costituzionale e al mandato del corpo elettorale. Trattasi dell’ennesima deriva subita dalla politica e dalla comunicazione per mezzo della moderna auto-comunicazione di massa del Web. Siamo arrivati al punto di pensare che un politico possa essere ritenuto onesto solo e soltanto se stipula un contratto facente capo ad un qualcosa di esterno da ciò che ha legittimato il suo stesso incarico e la sua stessa nomina?!? E nel caso violasse le norme di quello stesso rapporto contrattuale, egli stesso diverrebbe disonesto e, quindi, perseguibile da sanzioni che non rimandano e non sono legittimate dalle leggi ordinarie?!? Una delle aporie politiche più incredibili di tutti i tempi. Senza contare la mistificazione, soprattutto di carattere culturale, che verrebbe ad addossarsi sull’intero corpo elettorale medesimo, il quale, non spronato ad una lettura critica ed oggettiva della realtà, si limiterebbe solo a constatare la mera osservanza o meno delle clausole contrattuali per giudicare l’onestà o la capacità del proprio rappresentante.

L’onestà può aiutare un politico ad essere capace più di quanto la sua stessa capacità possa spronarlo a divenire onesto. Ecco perché, tra un politico onesto ma incapace ed uno capace ma disonesto, ho sempre teso più volentieri la mano – con tutte le remore del caso – al primo. Perché se dovessi scegliere tra i danni causati da un incapace e quelli causati da un disonesto – morale ed etica alla mano -, prediligerei sempre i primi ai secondi. Il problema, più che altro, verte (anche) su di un’altra questione. Il sistema politico è viziato da disonestà ed incapacità. E, quindi, per una persona onesta, che magari poi potrebbe anche riuscire ad affermarsi come degna e capace del proprio ruolo, “farsi strada” può risultare, molto spesso, difficile. Ecco perché, nonostante capacità ed onestà restino due variabili imprescindibili dell’uomo politico, non si deve cadere nell’errore di confondere la politica stessa con la morale. Possono coincidere. Ma anche divergere. E può tranquillamente capitare che un politico onesto e capace si serva di soluzioni moralmente poco apprezzabili ma politicamente lecite per perseguire i propri fini. Quindi, quando assistiamo al ricorso di una questione di fiducia o alla promulgazione di una decretazione d’urgenza o alla formulazione di un rimpasto di governo, ecc.- tanto per fare tre esempi molto banali -, invece d’indignarci a priori in modo quasi meccanicistico, forse sarebbe il caso di avviare una oggettiva indagine analitica su quanto verificatosi.

Con la speranza che sul piano della realtà sociale non si debba però fare i conti con un proselitismo politico fazioso, indottrinato e deviato, ignaro anche del significato della parola “responsabilità civile”. Perché, nonostante il crollo dei partiti di massa e delle identificazioni partitiche, giustificazionisti e giustizialisti abbondano ancora in ogni dove. Ricordati di votare l’articolo, se vuoi, utilizzando il tasto rate this all’inizio del post.

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