PERFORMANCE E POPOLARITÁ.


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Il soggetto “performante”, come abbiamo già sottolineato, è recepito essere super partes in quanto, di per sé, l’immagine performativa che va delineandone quella politica, non è direttamente influenzata da parametri personali – quali il carisma – o prettamente funzionali e tecnici – quali il programma politico -. Essendo, per l’appunto, performante, tale soggetto è visto come il più candidabile alla vittoria, ovvero come (semplicemente) il più vincente. Si deve però tenere conto di una dinamica politica particolarmente rilevante.

Secondo Barisone, infatti, gli orientamenti politici, ovvero le tendenze stando alle quali l’elettorato è spronato a muoversi lungo un definito – più o meno – asse politico – anche sulla base di valori di natura meramente affettiva -, ricoprono un peso maggiore rispetto al giudizio sulla performance e, di conseguenza, sulla elaborazione stessa dell’immagine performativa. Ciò è percepibile in seno alla misurazione della popolarità del soggetto politico in questione.

La misurazione della popolarità avviene attraverso la formulazione di domande, finalizzate alla formazione di sondaggi e alla comprensione dell’opinione pubblica. Le suddette possono vertere o sul gradimento di un soggetto politico o sull’apprezzamento del suo operato. Per quanto concerne il gradimento, lo stesso è fortemente influenzato dalla collocazione politica dell’intervistato; sull’operato, invece, è possibile riscontrare uno squilibrio tra componente politica e personale – es. “Clinton ottimo Presidente/uomo discutibile” -.

La popolarità di un soggetto politico non è mai statica. Il cosiddetto “effetto Johnson” evidenzia un alto apprezzamento all’inizio dell’attività politica e poi un (inevitabile) calo fisiologico, cui si tenta di risalire a partire dagli ultimi sei mesi di carica. Le cause sono spesso da attribuire a due dinamiche:

  • prendere decisioni “produce”, inesorabilmente, la formazione di minoranze di scontenti e delusi;
  • è doveroso sottolineare il “non essere mai contenti” degli elettori, i quali tendono sempre ad aspettarsi di più dai propri candidati, una volta che sono stati eletti.

D’altro canto, rialzi nella popolarità di un soggetto politico possono avvenire in concomitanza di eventi straordinari e tali da “ricompattare” l’elettorato – si pensi all’impatto mediatico prodotto dagli attentati terroristici, ad esempio – o essere attribuiti ad una “rivalsa comunicativa/performativa” del soggetto politico stesso.

Altre due caratteristiche dell’immagine performativa sono:

  1. incumbency: ovvero un vero e proprio “filtraggio” conoscitivo circa l’operato e la competenza del soggetto politico presso l’elettorato attivo – negli Stati Uniti, generalmente, i candidati uscenti con soglia di popolarità superiore al 50% vengono rieletti -;
  2. effetto leader: da intendersi come la possibilità di ottenere voti da parte del soggetto politico sulla base dell’immagine performativa.

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