OCCORRE UNA REDISTRIBUZIONE DEL REDDITO.

Un approccio alternativo è quello di suggerire che la vera causa di molti problemi delle società moderne non sia la redistribuzione del reddito, ma una sorta di mutamento ideologico, il passaggio a una filosofia o visione economica più individualistica della società, come quelle che caratterizzano il cosiddetto pensiero “neoliberista”. Naturalmente, le diverse ideologie influenzano non soltanto le politiche pubbliche ma anche le decisioni prese dalle istituzioni economiche a tutti i livelli della società; sono dunque uno dei tanti fattori in grado di influenzare la sperequazione dei redditi. Ma dire che un mutamento ideologico può condizionare la distribuzione del reddito non equivale affatto ad affermare che possa anche influenzare tutti i problemi sanitari e sociali che abbiamo discusso, indipendentemente dall’effetto esercitato sulla distribuzione del reddito. Benché le politiche neoliberiste abbiano chiaramente contribuito ad ampliare la disparità dei redditi […], nessun governo ha provveduto deliberatamente a ridurre la coesione sociale o ad aumentare la violenza, le gravidanze adolescenziali, l’obesità, l’abuso di sostanze stupefacenti e così via. Quindi, anche se talvolta i mutamenti dell’ideologia di governo possono provocare un cambiamento della distribuzione del reddito, questo non fa parte di un pacchetto di misure tese ad aggravare la crescita dei problemi sociali. L’aumento di tali problemi è piuttosto una conseguenza involontaria di una diversa distribuzione del reddito. Se anziché dubitare che la disuguaglianza possa aggravare i problemi sanitari e sociali, i responsabili della politica economica capissero veramente le conseguenze dell’ampliamento della disparità dei redditi, sarebbero molto più ansiosi di contrastarlo. 

Richard Wilkinson & Kate Pickett, The Spirit Level: Why Equality is Better for Everyone (2009).

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RIDURRE LA DISUGUAGLIANZA.

Può esserci la tentazione di affermare che vi sono due percorsi diversi per favorire l’uguaglianza: fare ricorso a imposte e sussidi per redistribuire il reddito dai ricchi ai poveri, oppure ridurre le differenze dei redditi lordi prima della redistribuzione. Le due strategie, però, non si escludono a vicenda né sono incompatibili fra loro. Nel perseguire l’uguaglianza bisognerebbe ricorrere a entrambe: fare affidamento su una ma non sull’altra sarebbe come combattere la diseguaglianza con un braccio legato dietro la schiena. Nondimeno, è opportuno rammentare che sostenere l’uguaglianza non significa necessariamente sostenere l’idea di un grande governo. Poiché vi sono diversi modi di ridurre le disparità economiche, l’importante è creare la volontà politica necessaria per perseguire uno qualsiasi di questi percorsi. Tutte le volte che i governi hanno davvero voluto promuovere l’uguaglianza, gli strumenti adeguati non sono mai mancati. Per quanto l’azione politica debba essere preceduta da una discussione delle alternative, la soluzione migliore differisce generalmente da un paese all’altro.

I fatti storici confermano il primato della volontà politica. Generalmente, i ritardi nell’attuazione dell’eguaglianza sociale, non sono dovuti a valutazioni di convenienza economica da parte di governi ben intenzionati; semmai, i governi tendono a rimandare l’adozione di politiche egualitarie fino a quando non è in gioco la loro stessa sopravvivenza.

Richard Wilkinson & Kate Pickett, The Spirit Level: Why Equality is Better for Everyone (2009).

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DAL SOCIALE ALL’ECONOMICO.

Se siamo diventati così sensibili all’amicizia e allo status sociale è perché la qualità delle relazioni sociali ha sempre esercitato un’influenza cruciale sul benessere, determinando se altri individui debbano essere temuti in quanto rivali o ricercati in quanto fonti di sicurezza, cooperazione e supporto. Queste dimensioni della vita sociale sono talmente importanti che la mancanza di amicizie e un basso status sociale sono due delle principali fonti di stress cronico che condizionano la salute della popolazione nei paesi ricchi nel mondo contemporaneo.

Hobbes aveva ragione nell’evidenziare i pericoli della competizione tra membri della stessa specie; tuttavia, la sua visione di come funzionassero le società prima dell’affermazione di governi dotati del potere di mantenere la pace era poco accurata. Adesso che conosciamo molto più a fondo le società di cacciatori e raccoglitori, sappiamo che i nostri antenati non vivevano in uno stato di perenne conflitto; al contrario, come ha illustrato Sahlins, c’erano altri modi di mantenere la pace. Per scongiurare la “guerra di ogni uomo contro ogni altro uomo”, la vita economica e sociale era basata sullo scambio di doni, sulla condivisione del cibo e su condizioni sociali fondamentalmente egualitarie. Tutto ciò serviva a minimizzare l’animosità e a mantenere buone relazioni. Le forme di scambio che comportavano l’espressione diretta di un interesse personale, come la compravendita o il baratto, erano di solito considerate socialmente inaccettabili e vietate.

Questi modelli dimostrano una verità fondamentale: i sistemi di relazioni economiche o materiali sono innanzitutto sistemi di relazioni sociali.

Richard Wilkinson & Kate Pickett, The Spirit Level: Why Equality is Better for Everyone (2009).

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CRESCITA ED ARRESTO.

Così che si guardi alla salute, alla felicità o ad altre misure del benessere, si scorge un quadro coerente. Nei paesi poveri, lo sviluppo economico continua ad essere molto importante per la prosperità individuale: l’aumento del tenore di vita materiale si traduce in un sensibile miglioramento tanto delle misure oggettive del benessere, come la speranza di vita, quanto di quelle soggettive, come la felicità. Ma appena una nazione viene ammessa nei ranghi dei paesi economicamente sviluppati, ulteriori aumenti di reddito si fanno via via più ininfluenti.

Questo andamento è prevedibile: man mano che si ottiene una quantità sempre maggiore di qualcosa, ciascuna unità addizionale – che si tratti di pagnotte o di automobili – contribuisce sempre meno al benessere individuale. Quando si ha fame, una pagnotta non ha prezzo; ma non appena l’appetito viene placato, molte altre pagnotte non sono di alcun aiuto e possono addirittura essere d’intralcio, perché diventano stantie.

Presto o tardi, nella lunga storia della crescita economica, i paesi raggiungono inevitabilmente un livello di opulenza tale da innescare “rendimenti decrescenti”; superata questa soglia, le nuove unità di reddito acquistano quantità addizionali sempre minori di salute, felicità o benessere. Molti paesi sviluppati hanno visto aumentare il proprio reddito medio quasi ininterrottamente per più di centocinquant’anni, e la ricchezza che si va accumulando non ha più gli effetti benefici di un tempo.

Richard Wilkinson & Kate Pickett, The Spirit Level: Why Equality is Better for Everyone (2009).

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L’IMPORTANZA DEL DOVER APPARIRE.

Ne deriva che quando le persone non hanno denaro a sufficienza per soddisfare i bisogni primari come l’alimentazione, spesso è perché desiderano ardentemente conformarsi al tenore di vita prevalente nella società. Per esempio, per qualcuno potrebbe essere più importante mantenere le apparenze spendendo un mucchio di soldi per comprarsi i vestiti, risparmiando piuttosto sul cibo. Ci è stato raccontato di un ragazzo, che pur essendo disoccupato, ha speso tutto il suo reddito mensile per acquistare un nuovo telefono cellulare, perché era convinto che le ragazze snobbassero chi non avesse i gadget giusti. Come ha sottolineato Adam Smith, è importante riuscire a presentarsi in maniera rispettabile nella società, evitando la vergogna e l’infamia di una povertà evidente. Tuttavia, come il gradiente della salute attraversa l’intera società dall’alto al basso, così le pressioni della disuguaglianza e del voler restare al passo con gli altri non si ripercuotono unicamente su una piccola minoranza di persone povere.

Richard Wilkinson & Kate Pickett, The Spirit Level: Why Equality is Better for Everyone (2009).

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