BURTON – IL RICORDO DI SÉ.


Il tempo cancella tutti i fenomeni fisici. Ciò nonostante, il proprio sé ricordato è così potente da riuscire a sgretolarlo. Col ricordo di sé il tempo cessa di esistere. Sappiamo già di aver creato nelle nostre vite dei momenti che sono al di fuori del tempo, perché se ognuno di noi passa in rassegna la propria vita, troverà dei momenti ricordati che il tempo non può cancellare. Il ricordo di sé è così potente che da solo può sconfiggere il tempo.

Leggendo questa opera ed immergendosi nella corrente di pensiero di Gurdjieff, si giunge a comprendere come, da un punto di vista tanto filosofico quanto umano, ci si trovi ancora dinanzi all’Oracolo di Delphi nel tentativo di porre in essere una risposta al nosce sauton greco. Il problema di fondo, difatti, non assume connotati gnoseologici e/o epistemologici e/o antropologici et similia quanto, bensì, ontologici. Al conosci te stesso si fatica moltissimo, ancora oggi, a dare un senso, un significato ed una risposta. E la difficoltà, probabilmente, risiede nel fatto che ancora non si è ben compreso come il conoscere debba per forze di cose passare da un vero e proprio ricordare: se vogliamo conoscere noi stessi, dobbiamo, giornalmente, ricordare noi stessi.

Il ricordo di sé, che altro non è se non il conoscere il proprio vero io ed il proprio vero, passa attraverso numerosi e continui processi di illuminata conoscenza e di illuminati risvegli circa nozioni quali il Tempo, la Morte, la Sofferenza e via discorrendo, in un approccio alla Vita e al Sé fondato sulla pura e genuina agnizione dell’impermanenza e della vacuità. Un porsi dinanzi all’Esistenza che non è né di tipo naturale né di tipo fenomenologico quanto, al contrario, profondamente contemplativo e meditativo, all’interno del quale il fulcro dell’intero vivere risiede – sempre e comunque – nel continuare a ricordare sé medesimi.

Si è più inclini a ricordare se stessi quando si sta cercando di separarsi dalla sofferenza. Non è una notizia piacevole, anzi è uno dei motivi principali per cui il sistema non è popolare. Senza il ricordo di sé la sofferenza è inutile perché non stiamo cercando di soffrire, ma di trasformare la sofferenza.

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