DIALOGO CON LA FILOSOFIA.

«Non altrimenti, dissipate le nuvole della mestizia, bevvi con gli sguardi la luce del cielo, e ricuperai la memoria per riconoscere il sembiante della medica. Com’ebbi pertanto verso lei drizzati gli occhi, osservatala attentamente, ravvisi la mia nutrice, né cui lari aveva io praticato fin dall’adolescenza: la Filosofia. – E a che, dissi, o maestra di tutte le virtù, sei calata dalle soglie superne e venuta a rintracciarmi in queste solitudini del mio esilio? Per esser forse al pari di me perseguitata da false accuse? -. Ella rispose: – E potevo, o alunno, abbandonarti nelle molestie che soffri per invidia del mio nome e non partecipare al comune travaglio? Era forse cosa onesta per la Filosofia lasciare solo e senza compagnia un innocente nel suo viaggio? Si sarebbe creduto ch’io temessi appunto d’incorrere in quelle tali accuse, quasi io dovessi paventarle come una sventura nuova che fosse per accadermi. Apprendi dunque ora soltanto che la sapienza è insidiata da pericoli per opera dei malvagi? Anticamente, prima del mio Platone, non ebbi a combattere spesso grandi battaglie contro la presunzione degli stolti?»

S. Boezio, De Consolatione Philosophiae (523 d.C.).

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LA VISITA DELLA FILOSOFIA.

«- Ma tempo è questo di medicina, disse, anziché di querele. – E, fissandomi con quanto avea d’occhi: – Non sei tu, proseguì, colui che, già allevato col mio latte e nutrito coi miei alimenti, eri giunto a possedere fortezza d’animo virile? Ti avea io inoltre provveduto di tali armi che ti avrebbero vittoriosamente difeso, ove tu prima gittate non le avessi. Mi riconosci? A che taci? Non parli per la vergogna o per lo stupore? Vorrei fosse per la vergogna, ma se ben vedo, sei sopraffatto dallo stupore. – Scorgendomi ella non soltanto silenzioso, ma muto e senza lingua affatto, m’accostò lievemente la mano al petto: – Non è in pericolo, disse, soffre di letargo, malattia comune alle menti illuse; uscì alquanto fuori di sé, ma vi rientrerà agilmente quando mi avrà ravvisata e affinché possa riconoscermi, tergiamogli un poco dagli occhi la nube caliginosa delle cose mortali. – Ciò detto, colla veste raccolta in pieghe, m’asciugò le pupille inondate di lacrime.»

S. Boezio, De Consolatione Philosophiae (523 d.C.).

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