MENS SANA IN CORPORE SANO…

… perché, come tutti sanno, anche il cervello è un muscolo ed è, quindi, necessario alimentarlo, nutrirlo ed accudirlo.

#vocedelverbovulere

#iocellotucellieglicella

#hulkspacca

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PERFORMANCE E MODELLI.

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Una domanda – più che lecita – che possiamo porci, può essere la seguente: “Come si crea un’immagine politica?”. O, per essere più precisi: “Come si origina il binomio “oggetto politico/issue politica” all’interno della moderna comunicazione?”. Uno degli oggetti chiave, a tal riguardo, prende il nome di priming.

La dinamica concettuale, che sta alla base del funzionamento del sopracitato priming, è anch’essa frutto di una definita (e lineare) elaborazione mentale. Il politician tende ad “impossessarsi” di alcune precise issue – magari anche dal particolare impatto emotivo e/o affettivo, soprattutto se ci troviamo in piena campagna elettorale – e tenta di fare in modo che le stesse diventino del tutto assimilabili e associabili alla sua immagine pubblica e/o personale. Dopodiché, sfrutta i mass media ed influencers di vario tipo per “plasmare” i criteri di giudizio dei cittadini. Facciamo un esempio – non molto remoto – di un caso politico di priming:

G. W. Bush → lotta e guerra al terrorismo → strong man/strong politician → difesa della Nazione

Introduciamo adesso il concetto di “immagine performativa”. Con tale termine si suole indicare – stando alle riflessioni di Barisone – una commistione tra l’immagine politica e l’immagine personale di un preciso politico. È quella che viene comunemente definita “immagine del leader“, in quanto permette di comprendere se:

  1. il politico sia o meno eleggibile (ovvero meritevole di venire eletto);
  2. sia o meno in grado di vincere la competizione elettorale (qualora decidessimo di conferirgli il nostro voto);
  3. sia o meno in grado di governare il Paese (una volta vinte le elezioni).

A tal riguardo, è necessario fare menzione di due particolari tipi di modelli di comprensione dell’immagine politica:

  • “modello dell’elaborazione”: secondo cui coloro che possiedono una maggiore conoscenza politica tendono a votare l’immagine politica, gli altri quella più prettamente personale;
  • “modello del lavello”: secondo cui i più acculturati tentano di cogliere l’immagine più performativa tra tutte quelle presentate, mentre gli altri decideranno in base all’immagine visiva, personale e/o politica e/o affidandosi a logiche legate allo issue voting/issue voter.

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ALCUNE FORME DI IMMAGINI.

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Prendiamo in considerazione, adesso, alcune tipologie conosciute di immagini politiche:

  • “stereotipo”: si tratta di un’immagine fortemente e radicalmente “sintetizzata”, in grado di produrre, in modo quasi del tutto automatico, un preciso e ben definito accostamento mentale: ad esempio, Garibaldi→ferita alla gamba. Lo stereotipo è una carattere simbolico dell’immagine; quest’ultime possono assumere, infatti, le funzioni e le vesti di simboli, e venire così “sfruttate” dalla “simbologia politica”. Possono persino divenire dei “simboli di condensazione”: bandiera≡patria. Il grado e l’intensità di un processo di stereotipizzazione dipende dai contesti socio-politici e dal livello di conoscenza politica dei cittadini;
  • “immagine visiva”: essa si costituisce dei distinti tratti visivi del singolo individuo. Tra i più importanti – ed immediati, in ambito di percezione – abbiamo il volto – o, per essere più volgari, la faccia -. Il volto può essere determinante per due motivi. In primis, permette di suscitare (o meno) un “apprezzamento estetico” da parte degli osservatori. In secundis, le espressioni facciali sono fondamentali in riferimento alla comunicazione strincto sensu: se è vero – e lo è – che comunichiamo anche per mezzo del corpo (gesti, movenze, pose, ecc.), allora il viso ricopre un ruolo di assoluto protagonista nei rapporti dialogici; del resto, durante le campagne politiche viene promosso anche un vero e proprio “retaggio”, al fine di trovare candidati “visivamente apprezzabili”;
  • “immagine personale” & “immagine politica”: mentre l’immagine personale rimanda all’immagine visiva (volto, tratti somatici, ecc.), l’immagine politica concerne un “tema politico”. Ovvero, l’immagine stessa si fonda su di un ben definita political issue tale che, osservando il politician, la tematica medesima sorge in tutta quanta la propria profondità. La tematica politica, quindi, è parte costituente l’immagine e l’immagine è legittimata – in toto o quasi del tutto – dalla issue in questione. Un esempio del nostro recente passato potrebbe essere il seguente: Bossi→federalismo. Si parla molto spesso di dicotomia tra issue voter – colui che vota un tema ritenuto essere di assoluta importanza e tale da prevalere su ogni altra questione – e issue voting – in cui l’emissione del voto viene fatta sulla base di una valutazione delle varie tematiche politiche presentate dai candidati -; quando si vota per l’immagine politica di un leader, in genere, si ottiene la commistione tra queste due dinamiche. L’immagine politica, inoltre, tiene ovviamente conto (anche) della collocazione politica del candidato; si parla, molto spesso, di political brand o di mero “posizionamento”. Vi sono anche le dinamiche relative al political re-branding – “riposizionamento” -: basti pensare ad un politico che, a seconda di come decida di porsi nei riguardi di alcune tematiche, promuove per sé stesso una vera e propria “ricollocazione politica”;
  • “immagine performativa”: trattata da Barisone e fondata sul concetto anglosassone di performance. Si apprezza quel politico che dimostra di essere il più “performante” ovvero quello maggiormente destinato a vincere rispetto a tutti gli altri. Questa forma d’immagine avremo modo di analizzarla più a fondo in seguito.

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