STORIA DI ORDINARIA CRUDELTÀ.


Vi prego, basta! Basta! Non è possibile che l’indignazione per quanto avvenuto, giorni addietro, nel parco di Roma debba venire sminuita o – peggio ancora! – debba passare in secondo piano perché nella – stramaledetta! – era dei socials – dove tutti scrivono ed esprimono la propria opinione (perché mi dicono essere un loro diritto di nascita) – vigono, alla stregua di un ubi maior minor cessat, ragionamenti comparativi del tipo e i bambini che muoiono di fame?e gli italiani che non arrivano a fine mese?, e via discorrendo. Mi piacerebbe, in effetti, chiedere a tutti questi illuminati bei pensanti: “Ma voi per gli altri, durante lo scorrere del tempo della vostra terrena esistenza, cosa fate?”. A meno che non siate “socialmente attivi”, fate a meno – vi imploro! – di far sì che il peso del vostro contributo umanitario e sociale dipenda – unicamente! – e venga giustificato – unicamente! – dai ragionamenti politicamente corretti che spammate sui social networks. Grazie.

I bambini muoiono di fame? Come negarlo?!? Milioni di italiani non arrivano a fine mese? Chi potrebbe sostenere il contrario?!? Plutone non è più un pianeta? Dio ci salvi, perbacco! Tutti discorsi che non c’entrano un bel niente! E questo perché non è sempre detto che l’analisi oggettiva di un accadimento debba (per forza!) passare da una riflessione di tipo comparativo. Vogliamo discutere circa quanto accaduto a Roma? Bene! Ottimo! Alleluja! E allora analizziamo quella – e soltanto quella – situazione specifica, prendendo in esame tutte le dinamiche che hanno portato la stessa ad una conclusione tanto tragica quanto inverosimile. Ma è davvero tanto difficile soffermarsi sulla realtà oggettiva di un avvenimento nell’intento di comprenderlo e farlo proprio? Mah.

A tutti coloro che ancora fondano il proprio argomentare su disquisizioni del tipo sono solo animali, non sono mica esseri umani, la raccomandazione che rivolgo è quella di non preoccuparsi nemmeno di questi tanto decantati esseri umani. L’empatia non è direzionabile. Essa non è un meccanico predittore che volge la nostra morale a preferire una specie al posto di un’altra. Essa è sensibilità. Emotività allo stato puro. Una morale simpatetica di cui Hume aveva colto alcuni meravigliosi fondamenti. Chi ama l’uomo, ama la Vita e la ama in qualsivoglia forma essa si manifesti. Fuori da questo semplice schema, ci sono solo proclami. Come quelli che inquinano la Rete. L’empatia con ciò che ci circonda non presuppone o implica un disquisire circa il valore da ascrivere ad una specie rispetto a quello assegnato – sempre arbitrariamente! – ad un’altra. Dunque, per davvero, vi imploro… preoccupatevi di voi stessi! Solo e soltanto di voi stessi!

Mi spaventa terribilmente il fatto che non riconosciate nelle altrui esistenze e a voi prossime il miracolo della Vita. Mi terrorizza la spavalderia con la quale vi arrogate il diritto di poter “gestire” a vostro piacimento le numerose presenze terrene sparse sul pianeta. Sveglia, maledetti idioti! Non esiste legge o assurda divinità dalle cento braccia o dalle mille forme alla quale potete appellarvi per farvi portatori di una morale tanto deviata come questa o che potete invocare per legittimare la crudeltà alla quale voi e voi soltanto, con calcolo, raziocinio e volontà, ubbidite. Vergognatevi.

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