ANIMA DEL MONDO E ANIMA DELL’UOMO.


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L’anima, sostiene Plotino, è sempre ancorata al Nous. Ma, esattamente come dall’Uno tutto si origina a seguito di una “espansione del Bene”, essa è attratta dal corpo, ovvero verte la propria attenzione sul piano sensibile. Non si tratta di un desiderio o di un mero appagamento: l’anima giunge al corpo perché desiderosa di aiutarlo, di assisterlo e di salvaguardarlo. Essa, quindi, è una vera e propria intermediaria tra il piano della vera intellezione – il Nous cosmico, composto da tutte le forme ideali – e quello delle particolarità sensibili. La parte “superiore” dell’anima è pura “contemplazione” – un termine che avremo modo di riprendere più volte, con il proseguire della trattazione -, in quanto sempre immersa negli intellegibili e rivolta verso il superamento degli stessi, al fine di ricongiungersi all’Uno. La parte “inferiore”, invece, riceve dal Nous le forme ideali. Quelle stesse forme che, attraverso la percezione sensibile, vengono “riscoperte come affini a Lei stessa”, così da permetterle di ricordare chi Lei sia in realtà:

[…] la parte dell’anima che è la prima è in alto, sempre vicina alla sommità, in una pienezza e in una illuminazione eterna, e partecipa per la prima all’Intelligenza; l’altra parte dell’anima procede eternamente, secondo vita proveniente dalla prima attività che si proietta in ogni atto e non è assente in alcuna parte […].

Rimanendo in tema di “mediazione” e rammentando sempre la forte influenza esercitata da Platone, è possibile cogliere e comprendere la presenza, nella filosofia plotiniana, della cosiddetta “Anima del Mondo”. L’Anima del Mondo, al pari degli enti matematici e del Demiurgo, svolge, all’interno del pensiero platonico, una funzione, per l’appunto, di “controllo” e “mediazione”. Secondo Plotino, dall’Anima del Mondo “escono” – letteralmente – tutte le anime singole ed individuali, le quali, però, continuano ad avere come “luogo” di riferimento la suddetta. Come l’Anima del Mondo sta all’Universo, così l’anima singola sta al corpo. Le anime singole, infatti, non sono delle “parti che costituiscono un tutto” o dei meri “frammenti” o “manifestazioni” dell’Anima del Mondo. Plotino afferma come sia necessario che l’unità dell’anima – Anima del Mondo – si trovi in perfetta sintonia con la molteplicità dell’anima – le anime singole -. Tale convergenza viene esplicitata attraverso la convinzione che l’Anima del Mondo sia da considerarsi il luogo di appartenenza di tutte le anime che sono unite nella loro parte “superiore” nell’intento contemplativo di ricongiunzione all’Uno.

L’anima, nel pensiero plotiniano, va costituendosi di molti tratti. È indivisibile, ingenerata, unica, definita, identica a sé stessa, incorporea – motivo per il quale è ritenuta essere immortale -, incolore, priva di forma e provvista del potere di agire e di creare – grazie al ragionamento e alla volontà -. Sono caratteristiche che rimandano moltissimo a quanto affermato da Platone in riferimento alle particolarità eidetiche. Nonostante come sostanza eterna ed immortale l’anima sia unica ed indivisibile, essa stessa va costituendosi di numerose “potenze” che altro non sono che tutti gli atti che riesce a far compiere al corpo, mantenendosi sempre intera. Tutto questo ha delle rilevanti implicazioni. In primis, l’anima non è passiva, anzi, al contrario, è sempre attiva. In secundis, è una “unità molteplice”, dato che mantenendosi indivisibile permette la messa in essere di una molteplicità di atti. Abbiamo visto come attraverso la percezione dei sensibili l’anima possa rammentare sé stessa. Ebbene, la contemplazione del proprio sé porta poi l’anima ad elevarsi dalla realtà sensibile, proprio perché inarrestabile diviene il desiderio di risalire sino all’Uno – ben oltre, quindi, le forme ideali -. Dunque, rigirando il punto di vista, attività come “sensibilità”, “rammemorazione”, “intelletto” et similia, abbassano il “livello spirituale” dell’anima, dato che l’allontanano dalla contemplazione dell’Uno. Questa è una grande differenza rispetto a Platone: nonostante il Bene sia anche in Plotino una entità incomprensibile, da un punto di vista gnoseologico, a fini intellettivi, la contemplazione subentra alla dialettica. Riprendiamo adesso la questione relativa all’unione dell’anima al corpo.

Innanzitutto, occorre (nuovamente) ripetere quanto segue: l’anima resta sempre ancorata al Nous, tant’è che solo la sua parte “inferiore” volge lo sguardo alla realtà sensibile e si unisce alla materia. Unendosi al corpo, l’anima ne legittima l’agire, finendo però con il viziarsi e/o con l’abbandonarsi ad atti  – vedi sopra – che sono ben lungi dalla purificatrice contemplazione dell’Uno e dalla ristoratrice riflessione su sé medesima. Questo può anche permetterci di considerare il ridestarsi dell’anima sotto forma di una vera e propria trasmutazione delle attività poste in essere dalla stessa, dove, iconicamente parlando, il tutto è rappresentato dal passaggio dalla “sensibilità” alla “contemplazione”. Ma anche per quanto concerne questo “unirsi al corpo” dobbiamo cogliere una riflessione veramente molto profonda espressa da Plotino.

Il filosofo, infatti, parte da una premessa alquanto stravolgente: non è l’intellegibile a trovarsi dentro alla materia quanto, piuttosto, è la materia a trovarsi dentro all’intellegibile. Questo significa che, in realtà, non è l’anima che si trova all’interno del corpo, bensì il perfetto contrario. L’intellegibile, infatti, proprio perché tale, è sempre presente a sé, mentre la mera materia può liberamente trovarsi in ogni luogo. Questo “contenimento” del corpo nell’anima non ha niente di fisico: si tratta, quindi, più che altro di evidenziare come l’anima guidi sempre il corpo. Affermare che “il corpo si trova nell’anima” significa sostenere che l’anima sia ontologicamente indispensabile al corpo. E questo non solo a livello individuale: l’Anima del Mondo, infatti, sta all’intero Universo come l’anima singola sta al corpo – come detto poco sopra -. In termini prettamente aristotelici, l’anima, anticipando il corpo e trovandosi nelle vesti di causa efficiente, è sempre in atto, mentre il corpo si trova sempre in potenza.

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