“ZEN” E “DEMONI”.

  • Il beneficio principale dello Zen:

Il principale beneficio dello Zen, nel contesto dei normali alti e bassi della vita, non sta nell’impedire gli svantaggi e nel favorire i vantaggi ma nell’indirizzare le persone verso la realtà fondamentale che non sottostà all’influenza degli alti e bassi.

 

  • Demoni:

Vi sono vari fenomeni e atteggiamenti mentali che ostacolano la vera comprensione. A causa della loro natura distruttiva, sono chiamati demoni o diavoli.

Fra tali demoni vi sono l’avidità, l’odio, la presunzione, le opinioni dogmatiche, l’assuefazione a stati meditativi, l’orgoglio per la conoscenza, il desiderio di liberazione personale soltanto per amor proprio, la compassione sentimentale, la fretta ansiosa di raggiungere l’illuminazione, l’idolatria per i maestri, il rifiuto dell’insegnamento per aver trovato difetti nel comportamento esteriore dei maestri, l’indulgere alle passioni e l’aver timore delle passioni.

Chiunque voglia realizzare l’illuminazione buddista è obbligato a esaminare la propria mente e il proprio cuore alla ricerca di questi diavoli.

I demoni possono nascere a causa dell’errata applicazione della mente. Possono anche infiammarsi in una mente applicata correttamente in cui stanno per estinguersi, proprio come la fiamma di una candela dà un bagliore subito prima di spegnersi. In ogni caso, non consentire che la mente venga agitata dai demoni, perché questa agitazione perpetua la loro influenza.

Muso Kokushi

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“PREGHIERA” E “PIETÀ”.

  • Risposta alle preghiere:

Il mancato soccorso divino a coloro che diverrebbero presuntuosi, più attaccati, più indulgenti verso le passioni e più spudorati se i loro desideri si realizzassero è in sé un soccorso divino per queste persone. In un’epoca corrotta, quando le preghiere non ottengono risposta, è già questa una risposta.

 

  • Pietà:

La pietà dei grandi santi per la gente comune non è necessariamente dovuta alla miseria della condizione in sé, ma piuttosto al grande potenziale che l’umanità possiede e non utilizza, alla condizione elevata da cui l’umanità è decaduta.

Muso Kokushi

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“CONTAMINAZIONE” E “POTENZIALE”.

  • Contaminazione della virtù:

Fare del bene cercando ricompense è virtù contaminata. Fare del bene senza pensare a ricompense, dedicandolo all’illuminazione, è virtù incontaminata. Contaminazione e non contaminazione si riferiscono allo stato d’animo dell’agente, non all’atto di bene in sé.

 

  • Il tesoro inesauribile del potenziale:

Vi è un vasto potenziale latente negli esseri umani, che rimane nascosto per via delle limitazioni poste alla coscienza dalle preoccupazioni abituali. La raccomandazione di rinunciare a tutti i desideri non significa che il distacco in sé sia un fine; è un mezzo per superare le restrizioni autoimposte e per dischiudere il tesoro inesauribile del potenziale.

Muso Kokushi

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INTRODUZIONE A HOBEN E JURYO.

Articolo correlato: INTRODUZIONE AL SUTRA DEL LOTO.

La pratica fondamentale del Buddismo Daishonin – dal monaco Nichiren Daishonin – è Gongyo, ovvero la lettura del Sutra Del Loto e Nam-myoho-renge-kyo dinanzi al Gohonzon. Quest’ultimo è un mandala e rappresenta una copia dell’originale tavola lignea del Dai-Gohonzon. Nam-myoho-renge-kyo, in quanto Legge Fondamentale, è la pratica primaria e permette di fondere noi stessi con il Gohonzon; le parti costituenti il Sutra Del Loto, invece, costituiscono la pratica secondaria (o di supporto) che è finalizzata alla comprensione della pratica primaria di cui sopra.

Il secondo capitolo – Hoben – ed il sedicesimo – Juryo – sono tra i più importanti dell’intero sutra. Nel capitolo Hoben, Shākyamuni spiega come tutte le persone siano ugualmente in grado di ottenere la Buddità. All’interno delle pagine del capitolo Juryo, invece, Shākyamuni rivela l’eterna natura del Buddha ed ammette di esserlo già stato in un tempo remoto chiamato gohyaku-jintengo. Se tutti gli esseri umani possono aspirare alla Buddità e se la natura del Buddha è eterna, tale eternità è da ascrivere a qualsivoglia persona vivente.

Se la Buddità è potenzialmente racchiusa in ciascuno di noi, i Nove Mondi che ci separano dal Decimo Mondo – Bodhisattva – sono la via che è necessario percorrere per raggiungere la condizione di Buddha. Manifestare la natura di Buddha è l’obiettivo di ciascuno di noi. I Nove Mondi sono il mezzo per conseguirlo. Allegoricamente parlando, questi Nove Mondi possono essere considerati come tutti i problemi e le imperfezioni che ci affliggono. Ma se, nonostante tutto ciò, troviamo la forza di andare dinanzi al Gohonzon, è possibile renderli congeniali alla “rivoluzione” del nostro stesso essere. Se solo immaginiamo che la Buddità possa esistere senza i Nove Mondi, priviamo l’intero Sutra Del Loto di gran parte del suo significato. Non può esistere la Buddità senza i Nove Mondi perché essi sono parte integrante ed essenziale della Vita. Indipendentemente dal fatto di essere in grado o meno di raggiungere lo stato di Buddha, in quanto esseri umani ciascuno di noi prova interessi e desideri, nel corso della sua personale esistenza; i Nove Mondi fanno parte di ogni essere vivente e, quindi, in ciascuno essere vivente è “possibile andare” dall’Inferno al Bodhisattva.

I Nove Mondi sono sempre presenti. Anche nella vita di colui che ha ottenuto l’Illuminazione. Buddha appare nel Mondo come una persona che possiede i Nove Mondi e, in quanto essere vivente, ha dentro di sé (anche) la Buddità la cui natura, una volta raggiunta l’Illuminazione, viene poi rivelata. Questa imprescindibile relazione tra i Nove Mondi, la Buddità e la Vita di ciascun essere si chiama himyô hoben.

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“ILLUMINAZIONE E SENTIMENTI” E “AVIDITÀ”.

  • Illuminazione e sentimenti:

Se dimentichi i tuoi sentimenti riguardo alle cose del Mondo, essi diventano insegnamenti illuminanti. Se ti emozioni riguardo agli insegnamenti illuminanti, essi diventano cose mondane.

 

  • Avidità:

Proprio come l’avidità per le cose mondane è inibente e frustrante, così anche il desiderio per le cose ultraterrene impedisce l’aprirsi della mente.

Muso Kokushi

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