GOFFMAN – L’INTERAZIONE STRATEGICA.

Gli individui, al pari degli altri oggetti su questa terra, influenzano l’ambiente circostante in maniera congruente con le loro azioni e proprietà. La loro semplice presenza genera segni e tracce: gli individui, in breve, trasudano espressioni.

Tema centrale dell’opera di Goffman è il gioco. Esso viene inteso come una meravigliosa arte, capace di permettere agli individui di adattarsi a vari contesti sociali, nonché di fingere intenzioni e/o camuffare desideri ed intenti. La pratica del gioco permette l’individuazione dei diversi livelli di realtà che costituiscono la vita quotidiana (e non solo), rendendo possibile per ogni singolo individuo sia il comprendere come muoversi da un contesto ad un altro sia il capire di quali comportamenti dotarsi per giungere a ben precisi e definiti fini. Trattasi della teoria della “cornice”, meglio conosciuta con l’espressione di frame – dinamica concettuale ampiamente spiegata ed illustrata in quella che, molto probabilmente, continua ad essere l’opera più importante del sociologo canadese: Frame analysis -.

In ogni situazione della vita sociale possiamo trovare un certo contesto in cui un partecipante è un osservatore che ha qualcosa da guadagnare dalla valutazione delle espressioni, e un altro è un soggetto che ha qualcosa da guadagnare dalla manipolazione di questo processo. Sotto questo aspetto si può trovare un’unica struttura di circostanze che rende gli agenti simili a noi e noi tutti simili agli agenti.

Ciò che rende profondamente particolare l’opera di Goffman è lo stile. Uno stile che ben si presta a qualsivoglia forma di indagine sociologica e fenomenologica. L’attenzione rivolta ai ruoli, agli interessi posti in gioco e allo scambio di azioni ed attività tra i partecipanti alla sfida, al dialogo e all’interazione, è tanto minuziosa quanto dannatamente analitica. E sono tutti elementi fondamentali per il discernimento di ciò che, di volta in volta, si palesa essere in grado di smuovere, avvicinare, allontanare e rendere complici agenti sociali tra loro differenti.

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LAURA IANNELLI – FACEBOOK E CO.

In sintesi, alla luce delle considerazioni sviluppate fin qui, possiamo affermare i SNS riproducono dinamiche relazionali non più nettamente separate da quelle quotidiane e «reali», e lo fanno attraverso una struttura basata su tre elementi: il profilo, le liste di amici e le diverse pratiche conversazionali.

Il testo della professoressa Iannelli è un brillante resoconto ed approfondimento in seno all’ingerenza ed inferenza sviluppate e poste in essere nella vita reale dai più comuni Social Network Sites. Partendo dall’analisi – anche statistica ed inferenziale – dell’oramai caduto in disuso My SpaceIannelli sofferma la propria attenzione ed indagine sul passaggio “culturale” verificatosi partendo dalle piattaforme multimediali contest driven per arrivare a quelle friend driven, tipiche dell’attuale Web 2.0 – e dell’oramai prossimo 3.0 -. L’uso dei tags, degli hashtags, dei tag clouds e simili, sono solo alcune delle features prese in esame dalla ricercatrice, per cercare di cogliere ed evidenziare tutti gli aspetti virtuali che oggi hanno finito col caratterizzare le interazioni tra gli individui; sia sul piano virtuale che, di rimando, a quello più marcatamente “reale”- nel tentativo di voler proprio evidenziare la sovrapposizione (o meno) di codesti due suddetti piani di realtà -.

Ad una riflessione concettuale e marcatamente sociologica, segue poi tutta un’argomentazione profondamente politica ed incentrata anche sulla comunicazione esistente, al giorno d’oggi, tra cittadinanza e res publicaFramessound bitesscreenshots e via discorrendo, sono tutti elementi che vengono via via posti ad analisi, con l’intento di evidenziare la trasformazione subita dalla comunicazione strincto sensu e di come essa stessa, da una parte, venga filtrata dai vettori multimediali e di come debba, al contempo, dall’altra parte, presentarsi nei suoi contenuti per essere poi correttamente diffusa e recepita. Il tutto nell’osservanza dei principi di quella che viene indicata generalmente con la terminologia di “auto-comunicazione di massa”.

Facebook & Co., in sintesi, non sono strumenti di «circostanza» e la comunicazione dei politici deve adattarsi ai loro registri più sintetici, anche nella forma sincopata dei messaggi di status; nei sistemi di comunicazione dei Social Network Sites, infatti, sembra radicalizzarsi la tendenza alla «frammentazione dell’informazione politica», in cui il dibattito pubblico si esaurisce nel sound bite, le dichiarazioni sintetiche, le citazioni brevi, le battute a effetto. Il nuovo divario digitale, anche tra i politici, si baserà dunque sui diversi livelli di consapevolezza nell’uso di questi siti personali.

Integrato da numerose riflessioni di moderni sociologi – GoffmanCollinsThompson, ecc. -, lo studio svolto dalla professoressa Iannelli si presenta particolarmente intuitivo e d’immediata comprensione, oltre che semplicemente illuminante, considerando che tutti gli aspetti relativi alla comunicazione risultino essere esposti e presentati con estrema chiarezza ed precisione.

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