WILLIAM S. ALLEN – COME SI DIVENTA NAZISTI.

Una delle funzioni della costante attività dei nazisti era di dimostrare ai thalburghesi che essi credevano realmente nelle idee che predicavano.

Il titolo originale dell’opera di William Sheridan Allen (1932-2013) è The Nazi Seizure of Power. The experience of a single german town 1922-145 e risale al 1965. Ma l’edizione definitiva, rivista e corretta, è datata 1984. L’opera è un resoconto dettagliato ed analitico delle vicissitudini storiche avvenute, tra gli anni venti e trenta, in Germania; nello specifico nella cittadina di Thalburg – città puramente inventata dall’autore e da identificarsi, invece, con quella attuale di Nordheim -. Tutta l’opera è una raccolta veritiera di accurate testimonianze circa il progredire del nazionalsocialismo a scapito dell’allora Repubblica di Weimar. Assumendo le sembianze di un vero e proprio diario storico e storiografico, profondamente accurato e minuzioso, in questo testo vengono riportate tutte le esperienze e le circostanze che hanno caratterizzato la vita socio-politica della cittadinanza e dei partiti tedeschi, in special modo, fino alla salita al cancellierato da parte di Hitler (1933).

Il testo di Allen, oltre che essere un perfetto resoconto di assoluta completezza, affronta anche temi di natura sociologica particolarmente delicati e rilevanti, per meglio comprendere come una qualsiasi organizzazione sociale possa, nel giro di qualche decennio, assumere una nuova fisionomia politica e/o rigettare quella precedentemente condivisa in toto dalla maggioranza della collettività. Si tratta di un’opera profondamente illuminante sul piano dell’analisi della realtà sociale lato sensu proprio perché ci permette di cogliere le dinamiche politiche tramite le quali un nuovo bagaglio valoriale di riferimento – in questo caso la filosofia nazista – possa sostituirsi de facto a quello vigente, mutando, di conseguenza, sia i parametri guida (morali ed etici) della realtà di tutti i giorni di ogni singolo cittadino sia le attitudini pragmatiche tramite le quali il singolo individuo si pone nei confronti della res publica e delle questioni d’interesse collettivo.

I thalburghesi furono trascinati all’antisemitismo perché erano stati trascinati al nazismo; non viceversa.

Non solo Allen focalizza la propria attenzione sulla spettacolarizzazione della politica nazista, sulle marce, sulle feste, sulla “dinamicità” e sul “vigore” fisico dei membri costituenti il partito e la HJ – l’acronimo sta ad indicare l’allora Hitler Jugend, ovvero la Gioventù hitleriana -. Anzi. Allen evidenzia, soprattutto, come i parametri fondanti la socializzazione e la formazione della realtà oggettiva siano stati completamente rivisti e plasmati dal partito nazionalsocialista durante quegli anni. Il tutto, in special modo, attraverso l’attuazione e la messa in essere di tre dinamiche politiche: l’immobilità sociale – cioè il divieto, da una parte, di aggregarsi pubblicamente e l’obbligo, dall’altra parte, di farlo in concomitanza con le cerimonie naziste -, la “impermeabilità comunicativa” tra gli strati costituenti la realtà lavorativa – pratica questa già ampiamente sperimentata dal corporativismo fascista – e la contestualizzazione ex novo dell’impianto valoriale in seno ai processi di socializzazione. Ed è proprio su quest’ultimo aspetto che l’opera in questione fornisce a tutti noi una chiave di lettura e d’interpretazione storica assolutamente rivoluzionaria; anche perché profondamente attuale per i nostri tempi.

Il processo di socializzazione, rivolto al riconoscimento dei valori del nazionalsocialismo, trova la propria forza di legittimazione, secondo Allen, sia sul piano della socializzazione primaria – nelle vesti cioè dell’educazione “nuova” impartita ai ragazzi ed ai membri della HJ – sia sulla sostituzione, operata da essa stessa, ai danni delle socializzazioni già precedentemente poste in essere – si tratta cioè di negare e rigettare i valori assimilati in precedenza, che vengono ora mistificati per far spazio ai precetti della dottrina nazista -. Ma non è solo sul versante della “produzione del proselitismo” che dobbiamo focalizzare la nostra attenzione. All’interno della sua opera, Allen ci fornisce molte documentazioni relative ai dubbi, alle rimostranze ed alle resistenze rivolte nei riguardi della pratica nazista da parte di una grande, grandissima fetta della cittadinanza. E questo ostruzionismo rappresenta, in realtà, una dinamica sociologica di estrema importanza. Sta a testimoniare che tutto ciò che viene impartito in seno ai processi di socializzazione, per essere “puro”, “veritiero” e legittimamente giustificato, non può fondarsi né sull’imposizione coercitiva né su di un’educazione impartita in modo deviato e fazioso; proprio perché si tratta, nella maggior parte dei casi, di socializzazioni secondarie è doveroso che si vengano a creare, al contrario, dei genuini rapporti di affettività tra il valore in sé – oggetto del processo di socializzazione – ed il referente umano – l’agente socializzatore medesimo -. La non accettazione e la non comprensione del nazionalsocialismo, da parte di una grande percentuale della cittadinanza tedesca, si sono originate proprio sulla base di questa asimmetria sociale.

Invito chiunque a leggere quest’opera. Anche perché, come ho già precedentemente sostenuto, si tratta di un caso storico di assoluta – e, forse, preoccupante – attualità. Le derive politiche – in termini, propriamente, di valori ed ideali -, le difficoltà economiche e le fratture sociali, che possono colpire qualsivoglia nazione, a volte, originano dei mostri particolarmente temibili per l’intera umanità. E la cosa preoccupante è constatare come sia, molto spesso,  la stessa cittadinanza – ignara ed incapace d’interpretare, nel breve-medio periodo, l’evoluzione di uno specifico panorama politico – a legittimare tutto questo.

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