L’APPERCEZIONE GNOSEOLOGICA E PSICOLOGICA.

In un approccio molto generico, potremmo definirla come l’apprensione introspettiva e/o riflessa da parte dell’io dei propri stati interiori. Si badi bene che per “apprensione” si è soliti indicare la consapevolezza pura della presenza di un oggetto alla coscienza del percipiente; è un vero e proprio rapporto esistente tra soggetto ed oggetto, visibile in moltissimi tipi di stati, come l’atto dell’esperire o del rimembrare, ad esempio.

Ma, in genere, quando si parla di “appercezione”, si è spronati a promuovere una precisa distinzione concettuale, per meglio comprendere il significato di questo termine. Dunque:

  • in gnoseologia, ci affidiamo alle argomentazioni di Leibniz, che distingue la stessa dalla mera “percezione”. La percezione investe il Mondo sensibile, ed indica lo stato interiore tramite il quale l’io si rapporta con gli oggetti distribuiti esternamente. L’appercezione, al contrario, permette all’io di essere consapevole di sé stesso in modo riflessivo. Una vera e propria “percezione di sé medesimo”. Kant utilizza il concetto di “appercezione” per parlare o di «autocoscienza dell’io empirico» (appercezione empirica) o di «autocoscienza dell’io puro» (appercezione trascendentale). La prima indica la coscienza dell’io con i suoi stati mutevoli – «stato interiore» kantiano -; la seconda, invece, è la coscienza pura, originale, che giustifica di per sé, ontologicamente, l’esperienza stessa;
  • in psicologia, al contrario, con il termine “appercezione” si suole indicare quel particolare processo attraverso il quale un’esperienza nuova viene aggiunta al “residuo” dei vissuti passati di un individuo, e, da quest’ultimo, trasformata per formare un “tutto nuovo” – ovvero un nuovo “residuo psichico” -.

Ricordati di votare l’articolo, se vuoi, utilizzando il tasto rate this all’inizio del post.

Annunci

LA CONTIGUITÀ.

Con il termine “contiguità” s’intende indicare un particolare tipo di rapporto, i cui elementi estremi si “toccano”, pur rimanendo distinti. Può essere facile confonderlo con il concetto di “dicotomia” – anche se i loro significati non sono, assolutamente, sovrapponibili -.

In riferimento all’essere lato sensu, la contiguità è un principio filosofico concernente l’immanenza aristotelica: si suole indicare due stati dell’io, tra loro coesistenti e successivi, che tendono a richiamarsi reciprocamente.

Ricordati di votare l’articolo, se vuoi, utilizzando il tasto rate this all’inizio del post.

IL PRINCIPIO DI CAUSALITÁ

Con il termine “causalità” ci riferiamo, molto semplicemente, al rapporto tra una causa ed il suo effetto. Ciò che rende meritevole di approfondimento filosofico la causalità, è la molteplicità dei punti di vista che, di volta in volta, ci possono permettere d’interpretare questo suddetto rapporto.

Tralasciando alcune di queste tipologie (“causa materiale”, “causa efficiente”, “causa esemplare”, “causa formale”, “causa sui“, e via discorrendo), con tale principio, in linea generale, indichiamo una relazione sussistente tra eventi o entità, che condividono la stessa linea temporale, tale che:

  • quando uno accade, l’altro “segue” necessariamente (principio di “condizione sufficiente”);
  • se il secondo avviene, allora il primo devo averlo preceduto (principio di “condizione necessaria”);
  • quando uno accade sotto determinate condizioni, l’altro necessariamente ne segue (principio di “condizione concorrente”).

Ricordati di votare l’articolo, se vuoi, utilizzando il tasto rate this all’inizio del post.

EÎDOS ED EIDETICO.

Il concetto di eîdos si nutre di una vasta trattazione filosofica. In Platone, equivale all’idea. In Aristotele, al contrario, coincide con la forma. È un altro modo per contrapporre la trascendenza all’immanenza.

Nella fenomenologia husserliana, invece, l’eîdos è “l’essenza universale”, ovvero l’oggetto di un’intuizione peculiare. Un’intuizione, per l’appunto, eidetica. Trattasi del piano idealistico nei riguardi del quale Husserl associa le forme assolute della gnoseologia, come la matematica pura, la geometria pura, la logica pura et similia.

Ricordati di votare l’articolo, se vuoi, utilizzando il tasto rate this all’inizio del post.

EMPATIA E SENTIMENTO EMPATICO.

Si tratta di un termine concernente sia l’estetica (in primis) che la fenomenologia (in secundis). Con “empatia” s’intende solitamente indicare la proiezione di un sentimento soggettivo che un io qualunque rivolge ad un oggetto sensibile. Questo sentimento – oggetto del legame empatico tra l’io e l’oggetto – si manifesta attraverso la posizione del corpo assunta dall’io medesimo; una posizione del corpo che tende a “riprodurre” l’organizzazione spaziale dell’oggetto stesso. Un esempio di sentimento empatico può essere il gesto tramite il quale “imitiamo” la mani tese di una statua.

Ricordati di votare l’articolo, se vuoi, utilizzando il tasto rate this all’inizio del post.