LA RUOTA DEL DHARMA: L’OTTUPLICE SENTIERO.


L’Ottuplice Sentiero va costituendosi di quattro fondamentali ed imprescindibili pratiche: Retta Visione, Retta Risoluzione, Retta Parola, Retta Azione, Retta Sussistenza, Retto Sforzo, Retta Consapevolezza e Retta Concentrazione. È simbolicamente rappresentato da quella che viene chiamata Ruota del Dharma, dove ciascuno degli otto raggi rappresenta, per l’appunto, una delle sopracitate pratiche. Si tratta, in effetti, di una immagine profondamente “organica”, nella quale tutti i raggi convergono e si compenetrano – al pari delle radici di un albero -, a testimonianza di come tutte e otto le pratiche siano fondamentali per il percorso di risveglio, riscoperta e rinascita interiore.

Due sono gli intenti che il praticante si prefissa nel mentre che si adopera all’esecuzione delle otto pratiche dell’Ottuplice Sentiero: l’accumulo di energia positiva finalizzata alla saggezza (prajina) e alla vera comprensione della realtà, e l’estinzione dell’energia karmica negativa. Attenzione! Il percorso, dunque, non è da intendersi come trascendentale. Non si tratta di una elevazione catartica tale da permettere all’individuo di raggiungere un ente superiore! È, al contrario, un percorso interiore. Un risveglio che possa permettere di riscoprire e dischiudere la natura del Buddha, che è presente in qualsivoglia essere senziente.

  • Retta Visione: essa si costituisce delle Quattro Nobili Verità impartite dal Buddha, ovvero comprendere la sofferenza, la sua origine, la sua cessazione ed il percorso che possa permettere all’uomo di allontanarsi da essa;
  • Retta Risoluzione: la risoluzione consiste nel prefissarsi uno scopo che non può essere né egoistico né materiale. Esso è la la ricerca ed il perseguimento della vera felicità ed esso non può prescindere dalla realizzazione del benessere di tutti gli altri esseri viventi;
  • Retta Parola: la parola malevola è frutto di un pensiero deviato e negativo e, quindi, altro non fa che produrre karma negativo. Si tratta, dunque, di un difetto mentale che è necessario correggere;
  • Retta Azione: mai procurare alcun tipo di sofferenza al proprio prossimo, sia essa fisica che psicologica;
  • Retta Sussistenza: nel Buddismo vige il biocentrismo ed il rispetto alla Vita. L’invito rivolto al non consumo di carne trova il proprio fondamento nella convinzione che tutti gli esseri siano legati fra di loro da eoni di reincarnazioni. L’uccidere un animale è un atto che arreca paura e sofferenza, che produce karma negativo e che ostacola la liberazione da suddetti processi;
  • Retto Sforzo: ovvero la pratica meditativa, fondamentale per il controllo del proprio respiro, del proprio pensiero, del soffio di Vita presente entro ciascuno di noi e di assoluta importanza per rafforzare la propria pazienza e risvegliare ciò che realmente si cela dentro noi stessi;
  • Retta Consapevolezza: è il risultato di una corretta meditazione. I fenomeni, infatti, sono privi di una propria auto-esistenza, in quanto su di essi viene sempre rivolta una nostra proiezione mentale. Tanto il dolore quanto la felicità altro non sono che il modo in cui ciascuno di noi risponde a questi stimoli esterni. La Retta Consapevolezza è, quindi, estremamente connessa alla Retta Visione ed al Retto Sforzo;
  • Retta Concentrazione: quando la concentrazione diviene “retta”, è possibile comprendere come tutto sia frutto di una proiezione mentale, tanto il dolore quanto la felicità quanto il proprio stesso Io. Si tratta di una alienazione che conduce il Relativo a coincidere con l’Assoluto.

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