LO ZEN COME AFFERMAZIONE.


Si prenda in considerazione il seguente koan del maestro Shou-Shan (926-992):

«Osservate questo shippe – (bastone) –! Chiamatelo shippe, e voi affermate; non chiamatelo shippe, e voi negate. Ora non affermate e non negate: come definite ciò? Parlate, parlate!

Il suddetto koan è illuminante. Per una duplice ragione. In primis, evidenzia il ruolo del maestro. Egli si limita ad indicare la Via. Spetta al discepolo scorgere in essa lo ZenIn secundis, quanto richiesto da Shou-Shan impone un andare oltre. Il travalicare il dualismo che legittima e giustifica il funzionamento della logica. Il binomio “vero/falso”. La contrapposizione tra una affermazione ed una negazione. Abbiamo detto che lo Zen non è mai una negazione ma sempre, solo e soltanto, una affermazione. Pura. Ebbene non una affermazione fondata e giustificata da un ragionamento logico. Non il frutto di una deduzione o induzione. Non il risultato dell’aver osteggiato una negazione. In tal caso, sarebbe una affermazione relativa e, quindi, mai assoluta. Lo Zen è pura affermazione perché tale è lo Zen. Perché collocato al di là della logica. Perché non è individuabile da un ragionamento. Perché non si riduce ad un qualsivoglia tipo di appagamento intellettuale e intellettivo. Lo Zen è una affermazione alta. Più alta di ogni altra.

Dunque lo Zen è illogico? Sì. Senza alcun dubbio. Ma non perché privo di significato. Più che altro perché privo di un significato logico. Ovvero di un significato riconducibile alla logica. Ovvero di un significato deducibile e/o interpretabile da un approccio logico. Andare oltre la logica. Lasciarsi alle spalle la logica che sta alla base di ogni interpretazione e agnizione della realtà. Ecco cosa è richiesto per scorgere lo Zen. Un “sì” frutto della logica è senza dubbio un qualcosa che può gratificare da un punto di vista intellettivo. Ma resta pur sempre un qualcosa che limita. Perché impedisce di scorgere la vera affermazione. Un “no” frutto della logica è un negare. In quanto esclusione, anch’esso non può mai coincidere con l’essenza dello Zen. Non esiste Zen né nella limitazione né nella esclusione, dunque. Questo significa che nello Zen non vi è antitesi. Mai. Tutto è in perfetto equilibro. Ogni cosa contribuisce e confluisce nel Tutto. Pace e armonia.

Ma allora cosa rispondere? Quale risposta deve essere data al maestro Shou-Shan nei riguardi del bastone che brandisce con tanto impeto? Ebbene, qualsiasi risposta. Qualsiasi risposta è valida. Qualsiasi risposta è manifestazione dello Zen se proviene dall’essenza più profonda di chi la esperisce. Se la contemplazione di quanto osserviamo non si riduce ad una mera interpretazione logica, se raggiungiamo il satori, allora la nostra risposta sarà più che valida. Ecco l’insegnamento del maestro. Invitare il discepolo a liberarsi di ogni appiglio. Obbligarlo a disancorarsi del tutto dal modo ordinario d’intendere la realtà. Messo con le spalle al muro ed impossibilitato  del tutto a sfruttare la mera logica, all’allievo altro non resta che guardare dentro di sé.

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