MORELLY – CODICE DELLA NATURA.


È sorprendente, per non dire prodigioso, osservare come la nostra Morale, uguale all’incirca presso tutti i popoli spacci tante assurdità sotto il nome di principî e di massime incontestabili.

Scritto attorno al 1717 circa, il Code de la Nature di Morelly si presenta come un calderone di idee e riflessioni profondamente illuministe e libertine, tutte concatenate tra loro in seno alla trattazione di due questioni socio-politiche particolarmente attuali per i dibattiti culturali dell’epoca: la trascendentalità e l’egualitarismo sociale. E, difatti, la realizzazione strutturale dell’opera medesima segue proprio una logica esposizione lineare di varie tematiche, legittimate e giustificate in toto dalle due trattazioni principali di cui sopra. Partendo da un’analisi filosofica (sia analitica che comparativa) del concetto di “morale”, Morelly giunge alla definizione di «morale naturale», per poi promuovere – non rinunciando mai appieno al piano della metafisica strincto sensu – una personale definizione di società, fondata de facto su di un egualitarismo marcatamente sociale, caratterizzato, in primis, da uno specifico stato di natura e sociale dei cittadini ed, in secundis, da una imprescindibile abolizione di ogni forma di lusso e di privatizzazione di beni e/o servizi.

ICode de la Nature si divide in quattro parti:

  • Difetti dei principî generali della Politica e della Morale;
  • Particolari difetti della Politica;
  • Particolari difetti della Morale volgare;
  • Modello di legislazione conforme alle intenzioni della Natura.

L’opera assume chiari connotati politici, ma sulla base di un’argomentazione filosofica profonda ed assolutamente settecentesca: le riflessioni formulate sulla morale lato sensu, sullo stato di natura e sociale dell’essere umano e, non ultimi, su Dio e la Provvidenza, consentono l’elaborazione e la definizione di una specifica forma di organizzazione sociale. Non siamo ai livelli teorici della Repubblica rousseauiana, ma è d’altronde innegabile che Morelly debba essere annoverato tra quei pochi – probabilmente pochissimi – politici strincto sensu del parti philosophique di Francia.

Avendo così disposte tutte queste cose, chi si azzarderà a voler dominare, là dove non esiste una proprietà che possa infondere il desiderio di soggiogare gli altri? Non possono esistere tiranni in una società nella quale ogni potere consiste nell’accollarsi i doveri e le cure più penose, senza partecipare ad altri sostegni e piaceri della vita che non siano comuni a tutti gli altri cittadini, senza altra ricompensa che l’affetto e la stima dei propri simili.

Inutile dire che anche Morelly sarà oggetto di specifiche trattazioni in alcuni articoli, pensati proprio per l’occasione; senza contare il fatto che, ancora oggi, la moderna filologia sta tentando di comprendere la reale esistenza (o meno) di tale filosofo, dato che sia questo Code che la Basiliade – opera nella quale comparve per la prima volta il nome del suddetto autore – facevano parte di quella enorme mole di pubblicazioni clandestine che caratterizzarono il panorama culturale del libertinage francese del Settecento.

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