SPINOZA: CAUSALITÀ E PRIMI ASSIOMI GENERALI.


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Come detto, tutta la Parte Prima dell’Etica è dedicata alla metafisica. Obiettivo di questa argomentazione è giungere alla dimostrazione che esiste una sola ed unica sostanza: Dio. Spinoza non tarda a mostrare le caratteristiche fondamentali di questa sostanza: è infinita e tutto ciò che esiste altro non è che una modificazione della stessa. Segue subito la prima induzione logica:

Dio produce tutto ciò che è in suo potere

la realtà non solo è infinita ma nemmeno potrebbe essere diversa da ciò che è

esiste solo questa sostanza infinita e niet’altro al di fuori essa

Dio si identifica con la Natura (panteismo)

Il procedere secondo more geometrico fa sì che la Prima Parte si vada costituendo di tutta una serie di assiomi e definizioni che sono fondamentali per le argomentazioni successive.

Innanzitutto Spinoza parla di «causa di sé» come ciò la cui essenza implica la sua stessa esistenza. Secondo il filosofo è causa di sé ciò che esiste necessariamente – perché, come detto poc’anzi, ne implica la stessa esistenza -. Si tratta di un concetto cartesiano che rimanda al principio di “creazione continua” secondo il quale Dio è causa di sé stesso, in quanto non esiste altro ente infinito che possa determinarne la sua stessa causa esistenziale. Un’altra definizione particolarmente interessante è quella secondo cui la sostanza è «ciò che è in sé ed è concepito per sé». Si tratta di una riflessione aristotelica stando alla quale non esiste contrasto tra la sostanza e le sue stesse modificazioni: quest’ultime, infatti, sono intrinseche alla sostanza medesima e, quindi, devono essere intese per mezzo della stessa. Notiamo poi il recupero di un altro precetto tipicamente cartesiano: la definizione di “attributo”. Spinoza sostiene che l’attributo è «ciò che l’intelletto percepisce di una sostanza come costituente la sua essenza». In sintesi: l’attributo permette di discernere quello che una sostanza è. Il che significa che senza l’attributo la sostanza è indeterminata – non possiede cioè una natura determinata -. Il verbo “percepire”, ad ogni modo, deve essere inteso non in senso soggettivistico: come vedremo meglio in seguito, l’intelletto umano è la facoltà della «conoscenza adeguata» – cioè della conoscenza “vera” – il che lo rende a fortiori l’intelletto divino – ovvero che si palesa essere in grado di cogliere quel che costituisce l’essenza di ciò che intende -. Vi è anche un altro verbo da prendere in considerazione: il verbo “esprimere”. Spinoza afferma che «per Dio intendo l’ente assolutamente infinito, ossia la sostanza che consta di infiniti attributi, ciascuno dei quali esprime un’eterna ed infinita essenza.» Quindi gli attributi non costituiscono tanto l’essenza di Dio quanto, piuttosto, sono congeniali per esprimerne l’essenza. Non si tratta, dunque, di ridurre l’infinità e l’essenza di Dio ad una mera somma algebrica degli attributi che formano l’ontologia dell’Altissimo. Da qui la scelta terminologica del sopraindicato verbo.

Fondamentale è poi la definizione di “libertà”: «si dice libera quella cosa che esiste in virtù della sola necessità della sua natura e che è determinata ad agire soltanto da sé stessa». Quindi, una essenza non è libera se tanto nell’agire quanto nell’operare è determinata da un’altra essenza. Dunque – notare come si continui a procedere “geometricamente” secondo induzioni logiche – solo e soltanto Dio può dirsi propriamente “libero” in quanto l’Altissimo è l’unico ente che esiste ed opera in virtù della necessità della propria natura (infinita). A questa riflessione dobbiamo poi subito concatenare quella concernente l’eternità: «per eternità intendo la sola esistenza in quanto la si concepisce seguire necessariamente dalla sola definizione della cosa eterna». Il passaggio è delicato. Spinoza, difatti, sostiene che l’attributo “eterno” si opponga alla durata: l’eternità non coincide con l’esistenza in ogni tempo ma, bensì, con l’assenza di qualsivoglia riferimento temporale. Come vedremo, eterne sono, ad esempio, le cosiddette «verità necessarie» ma non perché le suddette esistono in ogni momento: al contrario, sono eterne perché, per individuarle e comprenderle, non si può – in termini propriamente epistemologici – fare riferimento alcuno al tempo.

Altro assioma fondamentale è quello che riguarda il “determinismo”. Il filosofo sostiene che «da una data causa determinata segue necessariamente un effetto e, al contrario, se non si dà alcuna causa determinata è impossibile che segua un effetto». Significa che per quanto concerne gli eventi strincto sensu non esiste né la contingenza né la non causalità. Ma Spinoza approfondisce ulteriormente la causalità, giungendo a sostenere come il legame tra causa ed effetto si fondi su implicazioni logiche: «la conoscenza dell’effetto dipende dalla conoscenza della causa e la implica», il che vuol dire che l’effetto è implicato nella causa. In sintesi: non solo è necessario che l’effetto segua necessariamente ed in modo determinato la causa, ma lo stesso risulterebbe essere del tutto non intellegibile se la causa medesima non fosse conosciuta aprioricamente – “non possiamo conoscere le proprietà del triangolo se prima non possediamo la definizione dello stesso” –. La causalità spinoziana è “generale” ma al contempo “specifica”: essenze che non possiedono niente in comune tra di loro non possono venire comprese le une per mezzo delle altre. Non esiste, dunque, un legame causale tra enti che, tra loro, vanno condividendo nature distinte e differenti.

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