NECESSARIETÀ ED INFINITÀ.


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Spinoza sostiene come una sostanza – se è tale ed in quanto tale – non può essere causata da altro. Parlare di “sostanza creata” significa formulare un ragionamento contraddittorio in quanto «se una sostanza potesse essere prodotta da altro, la sua conoscenza dovrebbe dipendere dalla conoscenza della sua causa, e perciò non sarebbe una sostanza». Il ragionamento spinoziano va affidandosi a due assiomi:

  1. “tra cose che non condividono niente in comune non può dirsi che esista un rapporto causale”;
  2. “non si possono dare due sostanze di una stessa natura o attributo”.

Il secondo paradigma concettuale si fonda sul principio conosciuto come “identità degli indiscernibili”. Secondo questo concetto due enti, la cui definizione coincide, sono assolutamente indistinguibili. Ovvero: a definizione identica corrisponde uno ed un solo ente. La distinzione tra gli stessi, quindi, non è di tipo spaziale e/o temporale ma solo definitoria. L’induzione logica risulta essere immediata: se due enti, che non hanno niente in comune, non possono essere l’uno la causa dell’altro (punto 1) e se non si possono dare due sostanze con uno stesso attributo (punto 2), allora una sostanza non può venire prodotta da un’altra sostanza o perché questa sostanza avrà un’altra natura e, perciò, non può avere un rapporto causale con un’altra sostanza con la quale non ha niente in comune, o perché l’altra sostanza risulterà avere la sua stessa natura, finendo così con l’identificarsi con la sostanza di cui avrebbe dovuto esserne la causa. Quindi: la sostanza è causa di sé stessa, non è prodotta da altro ed esiste necessariamente. Comprendiamo che il tema della necessarietà dell’esistenza della sostanza si fonda sulla equivalenza tra causalità ed implicazione logica:

ciò che è inteso di per sé è causa di sé

l’essenza di ciò che è causa di sé ne implica l’esistenza

ciò che è inteso di per sé esiste necessariamente

La necessarietà dell’esistenza della sostanza, quindi, è di carattere definitorio – cioè risulta deducibile fin dalla sua stessa definizione -. Non è un caso che sia così, in effetti. Spinoza mira, infatti, a dimostrare l’esistenza necessaria ed infinita di Dio partendo dalla sua stessa definizione. Ma dobbiamo prima trattare un altro concetto.

Se non possono darsi due sostanze con uno stesso attributo, allora per ogni attributo si avrà una sola sostanza infinita nel suo genere (e necessariamente esistente). Il concetto di “infinità di genere” è particolarmente importante: Spinoza, infatti, sostiene come un “qualcosa” possa venire limitato solo da un qualcos’altro che ne condivide la medesima natura. L’attributo, quindi, che caratterizza una sostanza non può venire limitato da altro, dato che non esistono due sostanze con lo stesso attributo. Allo stesso modo, una sostanza non può essere limitata da una sostanza di natura diversa. L’estensione, ad esempio, può essere limitata solo da altra estensione e non dal pensiero. Quindi:

per ogni sostanza si dà un solo attributo → l’attributo che si dà per ogni sostanza è infinito

La sostanza non solo meramente infinita nel suo genere ma – da considerarsi piuttosto come – “assolutamente infinita” è Dio: «Dio, ossia la sostanza che consta di infiniti attributi, ciascuno dei quali esprime un’essenza eterna e infinita, esiste necessariamente».

Sono tre le dimostrazioni spinoziane secondo le quali esiste questa sostanza assolutamente infinita – dotata cioè di infiniti attributi -:

  1. Prima prova (a priori): esattamente come la necessarietà dell’esistenza della sostanza è deducibile dalla sua stessa definizione, anche per Dio deve valere lo stesso ragionamento. Dio è una sostanza, ovvero la sua essenza ne implica l’esistenza – “causa di per sé” -, ovvero Dio esiste necessariamente;
  2. Seconda prova (a priori): se Dio non esistesse, dovrebbe allora esistere la causa della sua non esistenza, deducibile dalla sua stessa definizione. Ma questo è impossibile perché la definizione di Dio non è contraddittoria;
  3. Terza prova (a posteriori): se un ente esiste, allora esiste anche un ente la cui esistenza sia necessaria. Questa necessarietà deve per forza appartenere ad un ente infinito dato che non si potrebbe pensare ad un ente finito la cui esistenza sia aprioricamente necessaria rispetto a quella di un ente infinito. Quindi, dato che l’ente finito esiste – l’uomo -, allora deve esistere anche necessariamente un ente infinito – Dio -.

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