DIDONE, REGINA DI CARTAGINE.


Il mito di Didone, regina e fondatrice della città di Cartagine, affonda le proprie radici nel lontano regno di Tiro. Nelle vesti di principessa e concubina del nobile sacerdote SicheoElissa trascorre la propria giovane esistenza onorando i divini ed ignorando la sempre più insaziabile fame di gloria e potere di suo fratello di sangue, Pigmalione, sovrano di Tiro. Anche il mito di Didone, infatti, va sviluppandosi a seguito di una tragedia. Una tragedia brutale e terrificante, in quanto consumata all’interno della sua stessa famiglia. Pigmalione, infatti, ebbro di potere e preoccupato dell’enorme stima e della sincera riverenza riverse continuamente dal popolo nei confronti della sua guida spirituale, assassina Sicheo ed ordina che i suoi resti vengano lasciati a bruciare sopra ad una pira eretta in onore al Dio Melquart. Sarà la Dea Astarte ad apparire (più volte) in sogno alla povera Elissa, informandola del misfatto e coadiuvandola in un lungo quanto rapido peregrinare lontano dalle coste di Tiro.

La figura femminile di Elissa va costituendosi di tutta una serie di tratti a dir poco nobili ed eroici. Della futura regina di Cartagine vengono soprattutto lodati l’intelletto e la nobiltà d’animo. In più di un’occasione, durante il mito, entrambe queste qualità trovano il modo di manifestarsi con assoluta chiarezza ed incontrovertibile verità. Come quando riesce a raggirare con astuzia il barbaro Tariq: alla concessione beffarda e strafottente del principe nomade, disposto a concedere tanta terra quanto Elissa fosse stata in grado di contenere entro una pelle di bue, la donna risponde con un’astuzia degna del migliore Ulisse. Ma anche la compassione e la misericordia accompagnano sempre le gesta della decaduta principessa di Tiro. Ne sono una chiara dimostrazione l’affetto sincero che viene continuamente rivolto nei confronti del  vecchio mentore, Midacrito. O la ferrea fedeltà rivolta sempre al defunto Sicheo, il cui ricordo continua, ininterrottamente, a scaldare il cuore e l’animo della donna.

Si noti come anche in questo caso, non solo il viaggio ma, bensì, pure la fondazione della città, restino eventi voluti e benedetti dai divini. Non solo, infatti, la Dea Astarte sollecita la principessa a compiere questa lunga odissea; l’Altissima, nuovamente in sogno, indicherà il punto esatto in cui la città dovrà poggiare le proprie secolari fondamenta – allegoricamente rappresentate dal luogo di ritrovamento del teschio di un cavallo -.

Dedita totalmente al perseguimento dell’incarico affidatole dal Dio Melquart e dalla sua divina consorte Astarte, ricolma di attenzione e premura per il suo popolo, restia a soddisfare qualsivoglia forma di vendetta  nei riguardi di Pigmalione o di conquista nei confronti dei regni vicini, Elissa ottiene in terra barbara il nome di Didone. La città che fonderà diverrà leggenda. Una leggenda in grado di oscurare per molto tempo anche la grande Roma dei Cesari.

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