QUANDO LA VOLONTÀ GENERALE DIVENTA DEMOCRAZIA ORIZZONTALE: DA ROUSSEAU A GRILLO.


La nuova piattaforma virtuale referente al Movimento Cinque Stelle porta il nome di Rousseau. Devo essere sincero: da amante della filosofia – in special modo di quella settecentesca – quando ho letto tutto ciò, mi son cadute letteralmente le braccia. Perdonatemi, sono di parte, me ne rendo conto, ma confesso che provo una profonda difficoltà a rimanere sostanzialmente obiettivo ed emotivamente distante da tutto ciò. La prima congettura (maligna) che mi è sobbalzata in mente è stata il voler solo ipotizzare quanti individui, tra le centinaia di migliaia di persone che accederanno in Rete per rilasciare il proprio voto, conoscano o meno il pensiero dell’illustre filosofo svizzero del XVIII secolo. Ma torno a ripetere che trattasi di un’elaborazione mentale tutta mia. Consideratela alla stregua di un loop. Anzi, consideratela come una malvagia presunzione formulata a priori dal sottoscritto. In realtà, l’accostamento con l’autore del Contrat social – forzato, anzi forzatissimo continuo a sostenere – può avere, sotto qualche punto di vista, una sua logica di fondo: si tratta, per lo più, di cercare di accostare il concetto rousseauiano di “volontà generale” a quello moderno di “democrazia orizzontale”. Il parallelismo concettuale, che sono stato obbligato a teorizzare, si fonda, dunque, su di una dinamica di questo tipo: esattamente come tutti coloro che, avendo partecipato alla stipulazione del contratto sociale, sarebbero poi stati artefici diretti, secondo quanto filosofeggiato dal libertino, della politica repubblicana, anche tutti coloro che accederanno alla Rete potranno direttamente influenzare con le proprie scelte la res publica. Si tratta, ad ogni modo, di una forzatura concettuale davvero molto forte; dovremmo accettare il fatto che la piattaforma mediatica sia in grado di legittimare non solo la dinamica contrattualistica rousseauiana, ma, addirittura, che essa possa giustificare il superamento di quel “grave incidente” caratterizzante, per Rousseau, la natura stessa dell’uomo: la diseguaglianza.

Casaleggio era solito affermare che Rousseau fosse stato il fondatore della democrazia diretta. Ed è, in parte, vero. Ma da qui a sostenere che la realtà virtuale possa – automaticamente – garantire sia giustizia sia egualitarismo sociale, potrebbe apparire un azzardo. Un grave azzardo, aggiungo. La scelta del nome Rousseau, quindi, deve esser compresa sulla base solo di una mera opzione mediatica e comunicativa, data tale incompatibilità valoriale. Il tutto, ovviamente, con buona pace per un monolite della cultura moderna occidentale.

Detto questo, vediamo di capire la struttura ed il funzionamento di questo Rousseau. Opterò molto per l’uso del condizionale, d’ora in avanti. Allora dovrebbe trattarsi di un sistema chiuso, accessibile, dunque, solo agli iscritti; quest’ultimi dovrebbero venire identificati all’interno della Rete e dovrebbero, di conseguenza, essere legittimati ad agire esclusivamente sulla base della propria identità riconosciuta, quindi, a priori. Per essere ancora più precisi: hanno diritto ad entrare solo gli aderenti al M5S e che risultino verificati ed iscritti al sito prima del Gennaio 2015; tutti gli altri sono e saranno rimandati – non ho ben capito entro quale limite temporale – al blog di Grillo. Questa nuova piattaforma, a quanto pare, andrà presentandosi come una specie di coordinatore multimediale di tutte le attività – molte delle quali risultano ancora inattive – preposte agli iscritti. L’integrazione finale dovrebbe prevedere l’upload e l’entrata in funzione di: una sezione dedicata alle votazioni, una dedicata alle leggi – regionali, nazionali ed europee -, una denominata “scudo”, finalizzata a mettere a disposizione di ciascun iscritto tutta una lista di studi legali propensi (in teoria) a difendere l’interessato contro varie cause giuridiche (di chissà quale natura), una sezione di meetup, una di e-learning – dove saranno “postate” informazioni circa le modalità di voto, via via necessarie per esercitare correttamente il proprio diritto politico -, una chiamata activism, dedicata alla pubblicazione di materiale video et similia, una sezione nella quale saranno presentate alcune proposte di legge che verranno poi inoltrate presso gli eletti nelle sedi locali corrispondenti ai proponenti medesimi – questa sezione dovrebbe chiamarsi lex iscritti – e per finire quella di fund raising per la raccolta volontaria di fondi – in linea con il ripudio del M5S al finanziamento pubblico dei partiti -.

Non ho profonde ed impeccabili cognizioni informatiche, ma questo Rousseau, al momento, altro non è se non un semplice sito sviluppato in php, con semplici scripts in html usati in centinaia di migliaia di altri siti sparsi per la Rete; inoltre, il server del dominio è apache, che, a detta di molti esperti informatici, oltre a non esser potente ed innovativo è anche meno sicuro di altri hostings come  lighttpd o nginx. Stiamo parlando, del resto, dell’esercizio e della registrazione sia del diritto politico sia della partecipazione alla vita politica di ogni cittadino. E non sono questioni di poco conto, come potete ben intuire.

Nel caso in cui poi mi fosse pure permesso e concesso di terminare la riflessione con un’osservazione un po’ cattiva, sostengo che bisognerebbe, comunque, anche ricordare “cosa” e “chi” le teorie rousseauiane abbiano rispettivamente causato ed ispirato nel corso del settecento: il giacobinismo, il Terrore, la Congiura Degli Eguali di Babeuf, i sanculotti, Robespierre, Saint-Just, Marat, et similia, sono stati, sono e saranno sempre reali. Non virtuali.

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