JEAN MESLIER – IL TESTAMENTO.


Maledetti i popoli che si sottomettono a leggi ingiuste; maledetti ancora i popoli che si rendono vilmente schiavi dei tiranni, e ciecamente schiavi degli errori e delle superstizioni religiose.

Jean Meslier (1664-1729) si presenta ancora oggi come una parabola letterario-filosofica di impressionante profondità. La sua opera, il Testament de Jean Meslier, o più semplicemente, il Testament, completato attorno al 1720 circa, contiene interessanti spunti di riflessione sia filosofica che socio-politica. Molte di queste argomentazioni – penso, ad esempio, all’egualitarismo sociale o al marcato agnosticismo razionale – sarebbero poi divenuti valori concettuali attorno ai quali philosophes del calibro di D’HolbachMorellyRousseau e simili avrebbero sviluppato parte delle proprie tesi e teorie di studio. Il Testamento di Jean Meslier fa parte di quella lunga schiera di opere clandestine che caratterizzarono, quasi in toto, l’intero Settecento francese; in una Francia conservatrice, secolarizzata e preda dell’oscurantismo dogmatico delle verità rivelate e delle ingerenze delle classi sacerdotali nelle questioni di Stato, tutte quelle riflessioni, formulate circa l’abolizione della proprietà privata e la rivendicazione di una pratica ateista – intesa come nuovo punto di partenza per la ricostruzione dell’intero assetto sociale del Paese-, erano viste come vere e proprie eresie, meritevoli delle più feroci forme di censura e di rappresaglia giuridica.

Il manoscritto del curato Meslier si compone di otto prove. Trattasi di otto argomentazioni – le ultime tendono ad essere più estese ed esaustive, a causa anche del “complicarsi” delle tematiche filosofiche ivi affrontate – tramite le quali l’illuminista sconfessa, man mano che procede nella propria analisi, le posizioni dei Christicoles (o Déicoles) – vezzeggiativi ed epiteti con i quali Meslier indica i credenti cattolici lato sensu, riferendosi per lo più, ad ogni modo, agli alti prelati e agli “uomini di Chiesa” – e dei cartesiani. La sesta prova è poi, a sua volta, suddivisa in altre sei sottosezioni dove l’autore elenca e tratta i sei abusi più nefasti arrecati all’uomo dalla superstizione e dal fanatismo religioso. Il testo, comunque, è profondamente filosofico. Arrivati ad un certo punto della trattazione, le teorie e gli argomenti trattati si mostrano abbastanza complessi; soprattutto in riferimento alle prese di distanza dalle teorizzazioni cartesiane – nei riguardi delle quali Meslier non elemosina critiche e repliche feroci -, è possibile notare come alcuni argomenti esposti – penso, ad esempio, alla riflessione circa la materialità e la mortalità dell’âme – assumano una profonda trattazione filosofica. Dico, fin da subito, che, in assenza di accurate conoscenze circa le teorizzazioni di Descartes, comprendere appieno le teorie avanzate dal curato francese potrebbe essere particolarmente difficile.

La religione appoggia il potere politico per ingiusto che possa essere; a sua volta il governo appoggia la religione per sciocca e inutile che sia. Da un lato i preti, che sono i ministri della religione, raccomandano, usando come spauracchio la dannazione eterna, di obbedire ai magistrati, ai principi, ai sovrani, come a uomini posti da Dio a governare i loro simili; dall’altro i principi fanno rispettare i preti, fanno offrire loro buoni appannaggi e rendite consistenti e lasciano che essi continuino a dedicarsi alle inutili e abusive funzioni connesse al loro falso magistero, costringendo il popolo a considerare sacro tutto ciò che essi fanno e impongono agli altri di fare e di credere.

In genere, nell’analizzare le posizioni materialiste assunte da alcuni esponenti del parti philosophique della Francia del Settecento, si è portati a focalizzare immediatamente la propria attenzione su artisti ben “più conosciuti” o, ad ogni modo, a prendere in considerazione opere più note – come il Sistema della Natura (1770) di D’Holbach -. Ebbene reputo il contributo di Meslier particolarmente importante sotto molteplici punti di vista. E proprio per questo, dedicherò al curato di Étrépigny almeno un paio di articoli futuri per approfondire tutti i contributi filosofici di cui ci ha lasciato testimonianza. Contributi formulati e diffusi durante un’epoca buia ed intrisa di profondo oscurantismo culturale e sociale.

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