IL PROGETTO CHE NON TI ASPETTAVI.


È, molto probabilmente, tutta colpa del Natale. Non vi sono altre spiegazioni plausibili al riguardo. O, almeno io, non riesco a scorgerle. Perché, in effetti, ad essere sinceri, queste idee mi balzano in mente, puntualmente, sempre in questo preciso periodo dell’anno. Risale, difatti, all’anno scorso l’idea d’iniziare a scrivere un saggio di sociologia e politica concernente, per lo più, la moderna comunicazione di massa inerente al Web 2.0. E nonostante il tempo non sia mai abbastanza, per la prossima Primavera-Estate, salvo inconvenienti – del tipo “sono stati avvistati meteoriti in rotta di collisione con il Pianeta Terra” -, questa fatica dovrebbe finalmente trovare il suo meritato epilogo. Beh, naturalmente ci sarà il tempo delle sinossi e delle correzioni ma, di tutto questo, al momento non voglio minimamente preoccuparmene. Ad ogni modo, il tempo libero è pochissimo, gli impegni sono molteplici, le attività da voler portare avanti sono già abbondantemente esaustive ma, confidando nel più marcato dei masochismi, così, dal nulla, mi è sobbalzata la geniale idea di partire con un nuovo progetto di lavoro. Un romanzo. O testo di narrativa, se preferite. Che non solo va ad aggiungersi a quanto è già stato detto essere in fase di avanzata conclusione, ma anzi, tanto per non farsi mai mancare niente – adoro le emicranie e le crisi psicotiche -, si somma ad un altro piccolo saggio di filosofia, che ho iniziato a sviluppare a “livello embrionale” lo scorso Settembre.

Ed è una sfida! Nel senso veramente letterale del termine. Perché la semantica dei termini che dovrò adottare, lo stile a cui dovrò affidarmi e lo sviluppo degli stessi contenuti di cui si andranno a costituire i capitoli si presentano, fin da subito, ai miei occhi, in buona parte, come materie molto “vergini” ed inesplorate. Soprattutto la cura per la descrizione dei particolari. E non mi riferisco solo ai paesaggi o alle ambientazioni o alle fisionomie dei vari personaggi. Le sensazioni, i sentimenti, gli stati d’animo, ecc., sono quanto di più difficoltoso vi possa essere da descrivere per uno che come me è da sempre stato abituato all’uso di termini come “gnoseologia” o “ontologico” per chiarire un concetto filosofico o simile.

Così mi ritrovo qui, con l’idea base della storia già ampiamente elaborata, a dar vita a questo nuovo ed ennesimo progetto. E mentre mi rendo conto di essere ancora lontano dalla conclusione del primo capitolo – dopo “solo” quaranta pagine -, maledico me stesso ed il Natale. Perché puntualmente, ogni anno, queste strampalate idee mi ossessionano le sinapsi. Inoltre, fra le altre cose, noto anche una preoccupante moltiplicazione di capelli bianchi nella mia folta e spettinata chioma castana. Stranezze. Stranezze nella mia vita.

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