UNA STORIA ITALIANA DI ORDINARIA FOLLIA.


Io lo so che questa cosa vi sembra una follia, ma non lo è. È solo delusione. Mi è passata la voglia: non qui e non ora. Non posso imporre la mia essenza, ma la mia assenza sì, e il nulla assoluto è sempre meglio di un tutto dove non puoi essere felice facendo il tuo destino.

Un nulla ripieno di un niente. Oppure un niente ripieno di un nulla. Possiamo sentirci liberi di applicare la proprietà transitiva tutte le volte che vogliamo, tanto il risultato, ad ogni modo, non cambierebbe. Nemmeno di una misera virgola. Una Nazione che non si cura o che – peggio ancora – nemmeno è in grado di rendersi conto dello sterminio sia fisico che psicologico dei propri giovani non può essere considerata una Nazione. Al massimo, un agglomerato mal riuscito – e pessimamente governato – di individui. Tra i quali spiccano i “meritevoli” che devono fuggire all’estero, i “necessari” di cui si viene a conoscenza solo e soltanto quando si verificano situazioni di estrema urgenza e necessità, i “bisognosi” nei riguardi dei quali vi è una visione distorta del politically correct – “mandiamoli in onda su Quinta Colonna, almeno ci facciamo un po’ di audience!” -, i “normali” ovvero coloro che pagano le tasse, rispettano le leggi ordinarie e – Dio sia lodato! – possono pure vantarsi di essere fortunati perché possiedono (addirittura!) un lavoro – magari sottopagato, non tutelato, non gratificante e via discorrendo ma, del resto, si viene al Mondo per soffrire – e, infine, “loro”. “Loro”!

Sono il frutto di una diabolica deriva panteistica. Perché te li ritrovi ovunque. Ovunque! Anche nelle scatole dei cereali e nelle ciotole dove mangiano i nostri amici a quattro zampe! Raccomandati. Analfabeti. Buttanculo. Tirinculo. Opportunisti. Affaristi. Individui nemmeno capaci di scrivere correttamente una frase elementare di senso compiuto, formata da soggetto, verbo e complemento oggetto. Soggetti presi di peso e messi sulla cima del Monte Olimpo. A far danni. A fregarsene. A non dover rendere conto a nessuno delle porcate che giornalmente commettono o della loro inadeguatezza a svolgere quelle precise mansioni assegnateli. Ladri. Mafiosi. Corrotti e corruttori. Irresponsabili. Incapaci totali. Sbaglierebbero persino a dire correttamente la tabellina del due o a coniugare il Presente Indicativo del verbo “fottere il prossimo”. Ma in mezzo a tutta questa bontà divina, in mezzo a questo infinito cosmo di mancato darwinismo… c’è un aspetto che mi arreca un’infinita stitichezza oramai. La loro stramaledetta noscialans.

Esatto! Perché ignorano la realtà sociale. Di essa se ne sbattono letteralmente gli zebedei. Anzi. Peggio ancora. Ne riducono la complessità e la molteplicità dei problemi a mere formule matematiche di natura economica. Come pil, spread e simili, dimenticandosi totalmente della componente umana che sta alla base del contesto sociale stesso. Ma vi è pure di peggio. Perché a fianco di questi ipocriti, vi si affiancano poi gli ignoranti veri e propri. Quelli che, anche qualora lo volessero veramente, non riuscirebbero, nemmeno tra un milione di anni, a comprendere le difficoltà ed i disagi di centinaia di migliaia di cittadini. E come mai potrebbero dato che possono vantare uno status socio-economico che, oltre ad essere incomparabile con quello del misero volgo, li posiziona pure al primo livello della catena alimentare?!? Evitate di dire loro che cinquecento euro di pensione puzzano effettivamente di miseria nera. Evitate di dire loro che non siete più in grado di pagare il mutuo. Evitate di dire loro che non riuscite più a permettervi nemmeno una cena al ristorante con la vostra famiglia. Perché, fatta eccezione per quelli che se ne sbatterebbero allegramente lo scroto, gli altri vi guarderebbero increduli. Arrivando persino a considerarvi dei bugiardi.

Io ho un sogno. Si tratta di un sogno utopico. Il troppo leggere mi ha letteralmente rincoglionito da anni. Questa è cosa risaputa. Ad ogni modo, sogno un giorno in cui un pinco pallino qualsiasi incida sul terreno una linea. Chiara. Ben marcata. Bella profonda. Sogno che Cristo Nostro Signore scenda dalla croce e, a forza, ci metta tutti quanti dietro alla medesima. “Adesso partirete tutti alla pari!”. Io arriverei in fondo. Questo già lo so. Ma ho la sensazione che quel giorno questa intestinale stitichezza italica cesserebbe di colpo di tormentarmi. Perché tante facce note, tante facce note a molti, tante facce note a tutti… finirebbero col dovermi guardare il buco del culo a gara in corso.

Che il sonno sia lieve a tutti coloro che hanno deciso di rinunciare alla propria vita perché abbandonati dal loro prossimo e dalle loro Istituzioni.

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