IL MITO DELLA GIGANTOMACHIA.


La Gigantomachia narra del desiderio di vendetta della Dea Madre Tellure, adirata contro gli Olimpici a seguito del tradimento, da loro stessi commesso, nei riguardi del Dio Crono e dei Titani. I giganti, infatti, sono esseri partoriti dal solo desiderio di vendicare il nefasto destino rivolto da Zeus ai Titani, incarcerati per l’eternità nelle profondità del Tartaro; essi sono la speranza di Tellure di poter ripristinare il perduto ordine cosmico primigenio. Lo sviluppo del mito si mostra essere incalzante fin dalle prime battute, con il malore del Dio Apollo, impossibilitato ad usufruire delle proprie arti divinatorie, e con l’improvvisa incapacità delle Parche di continuare a tessere il destino del Mondo conosciuto. Il mito della Gigantomachia o, più comunemente, “Guerra dei Giganti” – dal greco gigas, “gigante”, e machei, “guerra” -, si costituisce di un duplice significato. Un significato profondo e particolarmente sentito all’interno della cultura greca.

La sconfitta dei giganti incarna la sconfitta della brutalità. La rozzezza, la mera forza fisica e la violenza – caratteristiche che forgiavano l’ordine cosmico prima della venuta degli Olimpici – vengono sconfessate dalla virtù e dalla ragione. Non è un caso che siano proprio Minerva ed Apollo a giocare un ruolo chiave per la riuscita dell’impresa. Alla prima spetta il compito di trovare l’eroe mortale in grado di poter ferire ed uccidere i figli di Tellure – si cela, difatti, una profezia dietro alla venuta dei Giganti: non possono venire uccisi da mano divina -: ad Ercole, munito di un enorme arco, le cui frecce sono intrise del sangue dell’Idra, il dovere di affiancare gli Dei dell’Olimpo in questa leggendaria impresa. Al secondo, invece, l’onere di porre a rischio la propria vita per la comprensione dell’equilibrio dell’Universo e per la liberazione delle Parche; il collante dell’intero Cosmo è, difatti, il legame tra Dei e mortali. Ed è questo il punto focale di tutto quanto il mito della Gigantomachia.

Non a caso gli Olimpici non sono in grado di arrestare la salita dei Giganti fin sulla vetta del Monte Olimpo, prima dell’arrivo di Ercole. Non a caso i mortali, destinati alla schiavitù dai figli della Dea Tellure, si aggrappano disperati ai propri Dei. Come i primi necessitano delle preghiere e della venerazione dei secondi, così i secondi sono niente senza la protezione e la misericordia dei primi.

Il mito si compone di alcune parti profondamente epiche. Come la morte dell’ultimo gigante, Alcioneo, ucciso dallo stesso Ercole poco prima che il mostro riesca a nascondersi nelle profondità della Terra, al sicuro tra le braccia della Dea Madre Tellure. O come la caduta del gigante Polibote: avvolto dalle acque e poi sommerso da una gigantesca isola, lanciatagli contro dal Dio Poseidone. Non è nemmeno un caso che Ares, il Dio della Guerra, si palesi essere come il meno adatto allo scontro: come detto, la Gigantomachia testimonia la vittoria della ragione sulla mera forza bruta.

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