APOLLO, IL DIO RAGGIANTE.


Apollo (Febo) è il Dio della profezia e della divinazione. Ma non solo. È anche la divinità della musica, delle arti, della medicina – in quanto padre di Esculapio (Ippocrate) -, della luce, del bestiame addirittura – a seguito di una punizione, difatti, viene costretto a vivere come un comune mortale al fianco degli uomini, presso i quali assume il titolo di “Dio Pastore” – e via discorrendo. Nell’antica Grecia, è secondo solo a Zeus per numero di templi e sacrari eretti in onore di un Dio. Il “Dio raggiante”. O, semplicemente, “lo Splendente”. Ma il mito di Apollo, a dire il vero, si caratterizza anche di molte ombre e numerosi misteri.

Apollo – figlio di Zeus e della titanide Latona – è “colui che purifica”: il suo primo gemito allieva i dolori, causati dal parto, della sua stessa madre – distrutta dopo un travaglio durato ben sette giorni -, esattamente come il suono della sua cetra riempie di perdono e misericordia il cuore di Era, liberandola così dal rancore e dall’astio provocatole dal tradimento (l’ennesimo) del Padre Celeste. Fratello gemello di Artemide, la “Dea vergine” amante della caccia e protettrice della Natura, Apollo nasce sopra le acque, sotto le cure attente di alcune divinità – tra le quali Minerva -: su ordine di Era, infatti, nessuna terra doveva dare i natali al frutto del tradimento di Zeus. Da quelle stesse acque, per volere dello stesso Signore degli Olimpici, emergerà poi l’isola di Delo.

Le arti divinatorie di Apollo sorgono dopo l’uccisione di Pitone, la fiera che Era aveva liberato per tormentare (anche nel sonno) la titanide Latona. Nei pressi di quello stesso lago, nel quale finirà con il giacere la carcassa della bestia, verrà poi eretto l’Oracolo di Delfi, il tempio che incarna la reale essenza del Dio Apollo. Sull’entrata dello stesso, infatti, è presente una scritta: “Conosci te stesso”. Il mito di Apollo ruota tutto quanto attorno a questo monito.

Apollo rappresenta la compresenza dei contrari all’interno della natura umana. L’uomo è capace di compiere azioni nobili e di immolarsi in nome della più altisonante delle virtù. Ma, al contempo, è anche in grado di commettere atti brutali e di permettere ai propri istinti di viziare ed avvelenare il proprio animo. Così il Dio Apollo riesce a contemplare la conoscenza dell’Universo e ad allietare l’animo dell’uomo con il suono della sua cetra – ottenuta modificando l’arco argentato, donatogli da sua sorella Artemide – nello stesso modo con il quale cade facilmente preda dell’odio e della sete di vendetta, trucidando prima il satiro Marsia – colpevole di averlo sfidato ad una gara musicale – e poi Coronide – rea di averlo tradito -, la donna mortale dalla quale riceverà in dono il figlio Esculapio. La stessa trasmutazione della ninfa Dafne in un albero – avvenuta per volontà del Dio Fiume, Peneo – evidenzia come Apollo sappia essere profondamente “capriccioso” ed incapace di controllare i propri impulsi e le proprie passioni.

Comprendere Apollo significa comprendere la natura dell’uomo. Ed il dialogo che intrattiene con Minerva, subito dopo l’uccisione di Marsia, quando il Dio si sente sconcertato per ciò che ha appena compiuto, è quanto di più illuminante si possa scorgere all’interno del mito sul “Dio splendente”:

Minerva: Perché ti tormenti? Ci sono leggi non scritte che non possono essere infrante, poiché da esse dipende l’ordine cosmico. Nessuno di coloro che risiede nelle dimore celesti avrebbe tollerato gli eccessi di quel satiro.

Apollo: Dentro di me si agitano forze incontrollabili che mi spingono a mettere il Mondo in movimento. Credevo che il mio potere fosse la luce, un potere protettivo, creatore di bellezza. E invece le mie mani causano solo sventure e distruzione. Non è forse possibile un estremo senza il suo opposto?

Minerva: No, non è possibile. Non hai un potere di un’altra natura, perché tale è la natura del tuo potere.

In quanto Dio della musica e delle arti, il suono della cetra di Apollo è accompagnato dalla presenza delle Muse, le nove figlie di Zeus e di Mnemosine (la Dea della memoria). Apollo guida e protegge le nove muse, con le quali dimora sul monte Parnaso: assieme ad esse, il Dio tenta, nelle arti e nelle discipline, di dare ordine ed armonia al caos. Ogni musa incarna una vera e propria disciplina artistica:

  • Calliope cura l’epica;
  • Clio conserva la storia;
  • Melpomene si dedica alla tragedia;
  • Euterpe vive per la musica;
  • Erato venera la lirica corale;
  • Tersicore passa la vita a danzare;
  • Urania rivolge il proprio sguardo agli astri e alle stelle;
  • Talia compone commedie;
  • Polimnia si diletta con la pantomima.

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