LA SOLITUDINE DEL PENSATORE.


Le menti più deboli e meno capaci di dominare le passioni, le cattive coscienze che odiano la riflessione, le persone senza merito alcuno sono i maggiori nemici della solitudine; essi preferirebbero unirsi a qualsiasi compagnia piuttosto che rimanere soli, mentre gli uomini di ingegno e di cultura, capaci di pensare e di riflettere sul valore delle cose, gli uomini che solo in minima parte trovano impedimento nelle loro passioni sono capaci di sopportare la solitudine per lungo tempo senza provare fastidio. Per evitare il rumore, la stupidità e l’impertinenza si separeranno da venti compagnie e sceglieranno la quiete del proprio studio o di un giardino, piuttosto che trovarsi a contatto con qualcosa che disturbi il loro buon gusto; anzi, dirò di più, preferiranno stare in un pascolo di pubblica proprietà o in un deserto piuttosto che in compagnia di certa gente.

Bernard De Mandeville, The fable of bees, or Private Vices, Publick Benefits (1714).

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