IL LOTO, SIMBOLO DI PERFEZIONE E RINASCITA.


Stando alla leggenda, ovunque il Buddha camminasse, fiorivano dalla terra numerosi fiori di loto.

Nel mantra del Buddhismo di Nichiren Daishonin, nam-myoho-renge-kyo, il termine “renge” indica il fiore di loto. Il loto simboleggia la Purezza e la Perfezione. Esso nasce nel fango, a testimonianza di come la sua stessa nascita – al pari di quella di qualsiasi altro essere vivente – sia radicata nella sofferenza (samsara). Ad ogni modo, i suoi lunghi petali si elevano in alto e non vengono toccati da quanto vada trovandosi al di sotto, a simboleggiare così per gli uomini la elevazione spirituale raggiunta con la Illuminazione.

Il fiore di loto, infatti, altro non è che una meravigliosa metafora della vita umana: ciascuno di noi vede la propria esistenza intrisa di dolore e sofferenza a causa dell’attaccamento ma, al contempo, può, in ogni attimo, tendere ad una alienazione saggia e spirituale da ogni forma di dolore.

Un’altra particolarità del loto risiede nel suo frutto. Esso, infatti, a differenza delle altre piante, matura al fiorire del fiore, ovvero quando quest’ultimo sboccia, ecco che il frutto è già presente al suo interno. Questa meravigliosa e naturale “simultaneità della causalità” è profondamente simbolica per la dottrina buddhista: la perfezione non va attesa, in quanto, in ogni istante che viviamo, è possibile far schiudere la natura del Buddha che in noi stessi risiede fin dalla nostra nascita.

La diversa inclinazione dell’apertura dei petali – fino ad arrivare alla manifesta apparizione del frutto -, un qualcosa che è possibile notare in numerosi disegni e diverse rappresentazioni, sta a simboleggiare il graduale processo di apertura interiore che conduce l’individuo al satori.

Il loto è presente anche in un altro famosissimo mantra buddhista: om-mani-padme-hum. Qui si rende grazie a Avalokiteshvara, il Bodhisattva della Compassione – la Dea della Misericordia Guanyn, nella tradizione cinese -, Colui che si rifiutò di salire al Nirvana fino a quando non fosse riuscito a liberare dalla sofferenza terrena ogni forma di vita esistente. 

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