MENTE EMPIRICA E MENTE DELLA NON-DISCRIMINAZIONE.


Nella filosofia buddista, “Autonatura” indica la natura del Buddha, ovvero ciò che costituisce – ma non in termini prettamente ontologici – la buddhità. Autonatura è sunyata, ovvero il “Vuoto Assoluto”. È tathata, cioè la “Assoluta Essenza”. La difficoltà per noi occidentali risiede nel cercare di comprendere cosa questi termini effettivamente significhino, dato che, tanto da un punto di vista filosofico quanto psicologico, risulta spesso palese la nostra difficoltà a disancorarsi da una visione dualistica – soggetto/oggetto – del Mondo e della realtà. Possiamo utilizzare come sinonimi del concetto di Autonatura i termini Mente ed Inconscio… ma facendo sempre attenzione alle errate interpretazioni di cui sopra. Quando l’Inconscio diventa cosciente – autocosciente – o la Mente diventa riflettente, l’Autonatura viene chiamata “Saggezza”, ovvero prajina.

Prajina è il risveglio della coscienza nell’Inconscio, ovvero l’illuminata consapevolezza circa il Vuoto Assoluto e l’Assoluta Essenza. Essa opera in una duplice direzione:

  • in direzione dell’Inconscio: è il prajina propriamente detto;
  • in direzione del conscio: ciò che comunemente chiamiamo “mente” – nella tradizione più occidentale del termine, se vogliamo -.

Abbiamo, quindi, una Mente che è sempre in diretta comunicazione con l’Inconscio. È la mente della non-discriminazione. E poi una mente che si mescola con tutte le molteplicità (fenomeniche) del Mondo, alle quali fornisce contenuto e consistenza. La prima è una Mente trascendentale, mentre la seconda altro non è che la nostra ordinaria esperienza (sensoriale) della realtà.

L’invito è quello di coltivare la Mente, ovvero il Vuoto Assoluto, ovvero la fase inconscia della mente che è il lato cosciente di prajina. A tal riguardo, la seguente citazione è particolarmente esaustiva:

Volgendo i pensieri al Sé (Autonatura) essi vengono tenuti lontano dagli oggetti circostanti, non sorgono pensieri attorno agli oggetti che ci circondano. Volgere i pensieri agli oggetti che ci circondano e intrattenere su questi false vedute… questa è la fonte di affanni e d’immaginazioni. Cosa è il Vuoto Assoluto? Vedere tutte le cose, eppur mantenere la mente pura da ogni macchia e da ogni attaccamento… questa è la vuotezza di pensiero.

Il volgere lo sguardo all’Inconscio, dunque, altro non permette che il passaggio dalla mente empirica alla Mente, ovvero all’Autonatura. Facciamo un banale esempio: stiamo camminando e la nostra attenzione viene rivolta nei riguardi di un albero. Cosa succede in seno a tale percezione per quanto concerne la mente empirica e l’Autonatura?

La cognizione di un oggetto esterno – l’albero del nostro esempio – già presuppone una visione dualistica del Mondo – interno/esterno e/o percepito/percipiente et similia -. Se ci atteniamo a questo dualismo e a questa separazione, la “natura primaria” della percezione – il risveglio di prajina – viene dimenticata. Noi forniamo contenuto alla particolarità percepita – sia essa un oggetto o un fenomeno -, originando così una catena infinita di disquisizioni intellettuali, emotive, ecc. Il Vuoto Assoluto è, al contrario, il tempo che precede suddetta separazione, ovvero quando vi è (ancora) una mente vuota in procinto di osservare la realtà esterna. Prima, quindi, dell’esperienza sensoriale. Ma attenzione!

Vuoto Assoluto non significa non fare niente! Non vuol dire restare in silenzio a fissare l’albero senza pensare alcuna cosa! Non potrebbero mai germogliare consapevolezza e risveglio per merito di atteggiamenti simili! Al contrario! Nel vuoto sorge prajina, grazie proprio ad un risveglio che altro non è che l’antitesi tra la mente empirica e la mente della non-discriminazione. Ecco perché è giusto dire che la Mente è sì non dipendente ma, anche, non indipendente da tutto ciò che viene colto dalla mente empirica. Proprio perché è da tale antitesi che è possibile risvegliare prajina. Nuovamente, la seguente citazione dissipa ogni dubbio:

L’Inconscio e il mondo della coscienza sono in diretta opposizione, eppure giacciono l’uno contro le spalle dell’altro e si condizionano l’un l’altro. L’uno nega l’altro, ma tale negazione è in realtà affermazione.

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