LA FILOSOFIA COME “TERZO INCOMODO”.


«Potete sfruttare questo spazio o snobbarlo, potete esercitare il diritto a capire o lasciarlo perdere. É uno spazio scomodo, che si presta a essere sfruttato in vario modo. Ma è grazie alla scomoda riflessione di tanti che non ci sono più ma i cui pensieri sono vivi, che vi ritrovate una democrazia. Potete decidere di vivere con intelligenza o come zombi. Se vi va bene il clan e trovate la vostra identità solo nel condividere le mode (nel vivere, nel parlare, nel vestirsi, nel pensare), nell’essere tutt’uno con chi ha i vostri stessi gusti, nell’avere anche voi le cose che bisogna assolutamente avere, non saranno i filosofi a impedirvelo. Se pensate che al di là di questo ci sia solo un’isola inaccessibile, quella della vostra interiorità che nessuno sfortunatamente capisce e che è fatta tutta di emozioni, sentimenti e intuizioni che a una realtà crudele non interessano, siete liberi di chiudervi in voi stessi, disprezzando la naturale banalità del mondo. Se provate gusto a svalutare la filosofia, ad esibire gli ultimi gadget tecnologici o a mostrare degnazione verso la scienza che si riduce a sfornare questi gadget, accomodatevi. Dubito che ne avrete un qualche vantaggio duraturo. Dubito che questo sia il modo migliore di impiegare il tempo concesso tra la nascita e la morte. Se si vuol capire qualcosa bisogna uscire dal clan, dal gruppo, dalla tribù, dalla community e allo stesso tempo non chiudersi in un’isola monoposto: mica facile. Non è facile per nessuno. Ci vuole umiltà, perseveranza, coraggio, fantasia, esercizio del pensiero. Prima o poi ci si chiede perché le cose sono come sono, come dovrebbe essere la società in cui vorremmo vivere, e persino che senso ha o intendiamo che abbia, la nostra vita, che posto hanno in tutto ciò i valori della democrazia e della scienza. Sono domande filosofiche, non cruciverba preconfezionati da riempire in un modo che qualcun altro ha già stabilito per noi, lui premuroso e noi riconoscenti. Sono spie di un piccolo fatto: che ci siamo messi a pensare e siamo disposti ad affrontare gli inconvenienti che ne derivano. Se non riflettiamo sul senso dell’avventura umana, sarà un’avventura disumana.»

A. Peruzzi, Scienza per la democrazia. Affinità elettive, conflitti, necessità della formazione. (2009). Ricordati di votare l’articolo, se vuoi, utilizzando il tasto rate this all’inizio del post.

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