DIALOGO TRA IL BUDDHA ED I MERCANTI DI ANIMALI.


Un tempo il Buddha vagava assieme ad una grande comunità di mendicanti. Durante il proprio peregrinare, notò la presenza di un mercante di pesce. Quest’ultimo tentava, a gran voce, di attirare quanti più clienti possibili, dicendosi fiero della propria merce fresca e di come la stessa fosse stata pescata da lui in persona, durante le prime luci del giorno. Osservando ciò, il Buddha andò sedendosi sopra la spessa radice di un grande albero. Iniziò a riflettere e a meditare. Dopodiché, rivolse la parola ai suoi compagni di viaggio. Questo il loro conversare:

Buddha: “Mendicanti, vedete quell’uomo che vende del pesce da lui stesso ucciso?”

Mendicanti: “Sì, Maestro.”

Buddha: “Ditemi… avete mai sentito di un venditore di pesce che, vendendo pesce da lui stesso ucciso, è riuscito a fare una così grande fortuna da permettergli di viaggiare su elefanti, cavalli o carri o di godersi una enorme ricchezza o di vivere una grande felicità?”

Mendicanti: “No, Maestro.”

Buddha: “Giusto. Nemmeno io ho mai visto niente del genere. Sapete perché? Perché quando i pesci vengono uccisi, essi guardano con cattive intenzioni e sono guardati con cattive intenzioni. Ora ditemi… avete mai sentito di un venditore di bestiame che, vendendo animali da lui stesso macellati, è riuscito a fare una così grande fortuna da permettergli di viaggiare su elefanti, cavalli o carri o di godersi una enorme ricchezza o di vivere una grande felicità?”

Mendicanti: “No, Maestro.”

Buddha: “È di nuovo giusto. Sapete perché? Perché quando il bestiame viene ucciso, nuovamente si ha un reciproco scambio di cattive intenzioni. Infine, ora, ditemi… avete mai sentito parlare di un qualsiasi venditore di animali o di un qualsiasi macellaio che, grazie alla caccia, all’uccisione e alla vendita di ciò che ha ucciso, ha ottenuto grande fortuna e felicità?”

Mendicanti: “No, Maestro.”

Buddha: “Bene, dunque.”

Il dialogo è una allegoria sul rapporto della causalità karmica che, in modo indissolubile, lega ogni essere vivente al proprio prossimo, e a due dei principi fondamentali della Ruota del Dharma: Retta Azione e Retta Sussistenza.

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