L’IMITAZIONE COME VIA PER L’APPRENDIMENTO.

Sembra che due cause in generale abbiano fatto nascere l’arte poetica, e che queste siano entrambe naturali. Infatti l’imitare è connaturato agli uomini sin dalla fanciullezza ed è per questo che essi si differenziano dagli altri animali, perché l’uomo è il più incline all’imitazione e le sue prime acquisizione cognitive le compie mediante l’imitazione; e connaturato è anche il piacere che tutti traggono dalle imitazioni. Segno ne è quel che accade nei fatti; le immagini di quelle cose che in sé vediamo con fastidio, quando siano eseguite con la massima accuratezza le contempliamo con piacere, per esempio le figure degli animali più spregevoli e di cadaveri. C’è una ragione anche di questo, e cioè che imparare è piacevolissimo non solo per i filosofi, ma ugualmente anche per gli altri, benché questi ne partecipino in piccola misura. Per questo, infatti, si prova piacere nel vedere le immagini, perché accade che nel contemplarle si apprenda e si concluda con il ragionamento che cos’è ciascun oggetto: per esempio che «Costui è quell’uomo». Giacché, qualora si dia il caso di non averlo visto in precedenza, non procurerà piacere in quanto imitazione, ma in virtù dell’esecuzione, o del colorito, o per qualche altra ragione del genere.

Aristotele, Poetica (334-330 a.C.).

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PERFORMANCE E MODELLI.

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Una domanda – più che lecita – che possiamo porci, può essere la seguente: “Come si crea un’immagine politica?”. O, per essere più precisi: “Come si origina il binomio “oggetto politico/issue politica” all’interno della moderna comunicazione?”. Uno degli oggetti chiave, a tal riguardo, prende il nome di priming.

La dinamica concettuale, che sta alla base del funzionamento del sopracitato priming, è anch’essa frutto di una definita (e lineare) elaborazione mentale. Il politician tende ad “impossessarsi” di alcune precise issue – magari anche dal particolare impatto emotivo e/o affettivo, soprattutto se ci troviamo in piena campagna elettorale – e tenta di fare in modo che le stesse diventino del tutto assimilabili e associabili alla sua immagine pubblica e/o personale. Dopodiché, sfrutta i mass media ed influencers di vario tipo per “plasmare” i criteri di giudizio dei cittadini. Facciamo un esempio – non molto remoto – di un caso politico di priming:

G. W. Bush → lotta e guerra al terrorismo → strong man/strong politician → difesa della Nazione

Introduciamo adesso il concetto di “immagine performativa”. Con tale termine si suole indicare – stando alle riflessioni di Barisone – una commistione tra l’immagine politica e l’immagine personale di un preciso politico. È quella che viene comunemente definita “immagine del leader“, in quanto permette di comprendere se:

  1. il politico sia o meno eleggibile (ovvero meritevole di venire eletto);
  2. sia o meno in grado di vincere la competizione elettorale (qualora decidessimo di conferirgli il nostro voto);
  3. sia o meno in grado di governare il Paese (una volta vinte le elezioni).

A tal riguardo, è necessario fare menzione di due particolari tipi di modelli di comprensione dell’immagine politica:

  • “modello dell’elaborazione”: secondo cui coloro che possiedono una maggiore conoscenza politica tendono a votare l’immagine politica, gli altri quella più prettamente personale;
  • “modello del lavello”: secondo cui i più acculturati tentano di cogliere l’immagine più performativa tra tutte quelle presentate, mentre gli altri decideranno in base all’immagine visiva, personale e/o politica e/o affidandosi a logiche legate allo issue voting/issue voter.

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ALCUNE FORME DI IMMAGINI.

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Prendiamo in considerazione, adesso, alcune tipologie conosciute di immagini politiche:

  • “stereotipo”: si tratta di un’immagine fortemente e radicalmente “sintetizzata”, in grado di produrre, in modo quasi del tutto automatico, un preciso e ben definito accostamento mentale: ad esempio, Garibaldi→ferita alla gamba. Lo stereotipo è una carattere simbolico dell’immagine; quest’ultime possono assumere, infatti, le funzioni e le vesti di simboli, e venire così “sfruttate” dalla “simbologia politica”. Possono persino divenire dei “simboli di condensazione”: bandiera≡patria. Il grado e l’intensità di un processo di stereotipizzazione dipende dai contesti socio-politici e dal livello di conoscenza politica dei cittadini;
  • “immagine visiva”: essa si costituisce dei distinti tratti visivi del singolo individuo. Tra i più importanti – ed immediati, in ambito di percezione – abbiamo il volto – o, per essere più volgari, la faccia -. Il volto può essere determinante per due motivi. In primis, permette di suscitare (o meno) un “apprezzamento estetico” da parte degli osservatori. In secundis, le espressioni facciali sono fondamentali in riferimento alla comunicazione strincto sensu: se è vero – e lo è – che comunichiamo anche per mezzo del corpo (gesti, movenze, pose, ecc.), allora il viso ricopre un ruolo di assoluto protagonista nei rapporti dialogici; del resto, durante le campagne politiche viene promosso anche un vero e proprio “retaggio”, al fine di trovare candidati “visivamente apprezzabili”;
  • “immagine personale” & “immagine politica”: mentre l’immagine personale rimanda all’immagine visiva (volto, tratti somatici, ecc.), l’immagine politica concerne un “tema politico”. Ovvero, l’immagine stessa si fonda su di un ben definita political issue tale che, osservando il politician, la tematica medesima sorge in tutta quanta la propria profondità. La tematica politica, quindi, è parte costituente l’immagine e l’immagine è legittimata – in toto o quasi del tutto – dalla issue in questione. Un esempio del nostro recente passato potrebbe essere il seguente: Bossi→federalismo. Si parla molto spesso di dicotomia tra issue voter – colui che vota un tema ritenuto essere di assoluta importanza e tale da prevalere su ogni altra questione – e issue voting – in cui l’emissione del voto viene fatta sulla base di una valutazione delle varie tematiche politiche presentate dai candidati -; quando si vota per l’immagine politica di un leader, in genere, si ottiene la commistione tra queste due dinamiche. L’immagine politica, inoltre, tiene ovviamente conto (anche) della collocazione politica del candidato; si parla, molto spesso, di political brand o di mero “posizionamento”. Vi sono anche le dinamiche relative al political re-branding – “riposizionamento” -: basti pensare ad un politico che, a seconda di come decida di porsi nei riguardi di alcune tematiche, promuove per sé stesso una vera e propria “ricollocazione politica”;
  • “immagine performativa”: trattata da Barisone e fondata sul concetto anglosassone di performance. Si apprezza quel politico che dimostra di essere il più “performante” ovvero quello maggiormente destinato a vincere rispetto a tutti gli altri. Questa forma d’immagine avremo modo di analizzarla più a fondo in seguito.

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IMMAGINE POLITICA E SUO DISCERNIMENTO.

In politica – così come nella comunicazione politica o in riferimento agli studi concernenti la sociologia della comunicazione – l’immagine lato sensu non può essere considerata alla stregua di una mera artificiosità (per di più) astratta. La ricezione di una immagine – di qualunque tipo essa sia – implica sempre l’avvio di un vero e proprio procedimento di elaborazione mentale da parte del percipiente. L’assimilazione della stessa, infatti, si fonda su due premesse: deve essere cognitiva – il grado di agnizione dipende, ovviamente, dal livello di comprensione del singolo soggetto – e strettamente individualistica. Produrre e diffondere un’immagine significa quindi “promuovere determinate sollecitazioni” nei riguardi del ricevente; si tratta di una vera e propria dialettica, instaurata tra chi proietta e chi, al contrario, riceve – molte riflessioni sul framing possono, in effetti, apparire, fin da subito, come assolutamente consequenziali -.

Molto spesso si è portati a ritenere che l’immagine si riduca essenzialmente al suo mero aspetto esteriore – tratti somatici, elementi visivi, particolarità estetiche, look e via discorrendo -. Ma è una interpretazione alquanto riduttiva. Se, ad esempio, penso a Clinton, posso sicuramente soffermare la mia attenzione su alcuni aspetti fisici della sua persona, ma anche pensare all’impeachment che caratterizzò la sua stessa Presidenza. L’immagine, dunque, non si costituisce solo di elementi prettamente percettivi, ma anche cognitivi e persino mnemonici. Si parla, in effetti, di “procedimento di elaborazione sintetica”. In breve: si ritengono essere relativamente pochi i tratti necessari a sviluppare una immagine “idealtipica” di un determinato soggetto – il “nostro” Clinton può anche venire elaborato mentalmente attraverso la mera immagine di un sassofono, ad esempio – e non tutti questi tratti sono di carattere prettamente visivo – come l’impeachment di cui sopra, infatti -.

Una immagine può anche essere “orientata affettivamente”. Questi “affetti” sono, per lo più, di natura politica. In genere si parla soprattutto di “evidenza” e “salienza” di un’immagine, per tentare di individuare quali siano i parametri capaci d’influenzare il processo di elaborazione mentale della stessa:

  • “evidenza”: indica tutte quelle caratteristiche talmente visibili di un’immagine, da trascendere anche un eventuale (o meno) orientamento effettivo nei riguardi del soggetto dell’immagine stessa – ad esempio, tutti quanti hanno sempre riconosciuto (chi più, chi meno) la capacità di leadership di Berlusconi all’interno del panorama politico italiano. Sia che fossero suoi elettori, sia che fossero suoi detrattori -;
  • “salienza”: si basa, invece, proprio sull’orientamento affettivo (positivo e/o negativo) e tende a valorizzare i tratti per i quali il soggetto è, per l’appunto, apprezzato (o denigrato) dai suoi stessi sostenitori (o detrattori) – rimanendo sempre sull’esempio di Berlusconi, in passato il centrosinistra è sempre stato unito nel considerarlo “poco onesto”, così come il centrodestra nel ritenerlo l’unico leader della coalizione -.

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