L’IMITAZIONE COME VIA PER L’APPRENDIMENTO.


Sembra che due cause in generale abbiano fatto nascere l’arte poetica, e che queste siano entrambe naturali. Infatti l’imitare è connaturato agli uomini sin dalla fanciullezza ed è per questo che essi si differenziano dagli altri animali, perché l’uomo è il più incline all’imitazione e le sue prime acquisizione cognitive le compie mediante l’imitazione; e connaturato è anche il piacere che tutti traggono dalle imitazioni. Segno ne è quel che accade nei fatti; le immagini di quelle cose che in sé vediamo con fastidio, quando siano eseguite con la massima accuratezza le contempliamo con piacere, per esempio le figure degli animali più spregevoli e di cadaveri. C’è una ragione anche di questo, e cioè che imparare è piacevolissimo non solo per i filosofi, ma ugualmente anche per gli altri, benché questi ne partecipino in piccola misura. Per questo, infatti, si prova piacere nel vedere le immagini, perché accade che nel contemplarle si apprenda e si concluda con il ragionamento che cos’è ciascun oggetto: per esempio che «Costui è quell’uomo». Giacché, qualora si dia il caso di non averlo visto in precedenza, non procurerà piacere in quanto imitazione, ma in virtù dell’esecuzione, o del colorito, o per qualche altra ragione del genere.

Aristotele, Poetica (334-330 a.C.).

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