UN PRIMO APPROCCIO ALLO STIGMATIZZATO.


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Sono principalmente due le linee guida – stando agli studi di Goffman – per mezzo delle quali lo stigmatizzato “sonda” la probabile o ipotetica possibilità di instaurare rapporti interrelazionali con le persone (cosiddette) “normali”. E possono essere riassunte in due ben precise domande – tra di loro antitetiche – a cui il portatore di uno specifico stigma sociale rivolge la sua stessa attenzione:

  • “La mia diversità è conosciuta dalle persone normali o, ad ogni modo, risulta essere particolarmente evidente fin da subito?”;
  • “Oppure la mia diversità è del tutto sconosciuta e di difficile percezione anche nell’immediatezza del momento e/o del primo contatto diretto?”.

Nella prima categoria di stigmatizzati – quelli cioè il cui stigma è o già conosciuto aprioristicamente o di diretta individuazione fin dal primo contatto con le persone normali -, Goffman inserisce i cosiddetti «soggetti screditati». Nell’altro caso, invece, parla di «soggetti screditabili». Ma la qualifica “screditato” o “screditabile” dipende sia dalla tipologia dello stigma posto ad analisi sia dalla capacità cognitiva e percettiva delle persone normali: questo può anche significare che le due categorie possono tra di loro essere complementari o dicotomiche, nel senso che uno stigmatizzato può apparire screditato con taluni soggetti e screditabile con altri nel medesimo momento ed in riferimento al medesimo stigma sociale. Non sono quindi due parametri che si escludono automaticamente a vicenda.

A proposito di tipologie di stigma, Goffman ne elenca soprattutto tre:

  1. deformazioni fisiche;
  2. imperfezioni comportamentali (come disonestà, svogliatezza, ecc.);
  3. «stigmi tribali della razza» (come, ad esempio, l’appartenenza ad un determinato credo religioso).

Secondo il sociologo canadese, le persone normali, per muoversi con raziocinio all’interno di uno specifico contesto sociale, sono spronate ad individuare ed interpretare tutte le varie norme morali ed etiche che socialmente caratterizzano le vari categorie presenti nella società. Senza però che a quelle stesse norme essi debbano poi sottostare forzatamente. Un esempio molto banale può essere rappresentato dal modo di comportarsi dell’uomo di affari nei riguardi dei frati. A quest’ultimi egli riconosce – come caratterizzante la loro stessa fisionomia – la regola dell’ascetismo e della povertà. Perché quelle sono alcune delle norme che socialmente definiscono la loro precisa categoria sociale di appartenenza. Ma, al contempo, questi restano precetti verso i quali lui non si sente assolutamente obbligato a sottostare. Si tratta, quindi, di un “muoversi sociale” finalizzato, per lo più, alla razionalizzazione e metabolizzazione della pluralità delle realtà sociali esistenti nella comunità. Secondo Goffman, una prima incomprensione e frattura tra il normale e lo stigmatizzato si origina proprio qui.

Difatti, vi possono essere stigmatizzati che vivono la propria condizione senza considerarla come “macchiata” dalla presenza di un preciso stigma sociale. Un esempio, secondo il sociologo, è quello del «malfattore senza vergogna». Soltanto in conseguenza del giudizio espresso nei suoi riguardi dalle persone normali, lo stigmatizzato può essere veicolato a percepire la sua incompletezza – nelle vesti, cioè, di “essere socialmente non definito” -. Lui appartiene alla categorie dei malfattori. Può (anche) risultare incredibile agli occhi dei normali che egli non provi la benché minima vergogna per questo. Qui si origina la prima vera frattura sociale tra lo stigmatizzato e la persona normale. Il primo non rispecchia il modo di interpretare le categorie sociali, adottato dal secondo. Questo, molto spesso, causa poi auto-disprezzo ed imbarazzo nel portatore dello stigma. Trattasi del problema della «accettazione».

Quali le contromisure dello stigmatizzato? Goffman ne coglie essenzialmente due:

  1. vi possono essere situazioni in cui lo stigmatizzato può ricorrere ad immediate procedure di “correzione” del proprio stigma (come, ad esempio, la persona deformata che si affida prontamente ad interventi di natura chirurgica);
  2. oppure vi possono essere stigmatizzati che si sforzano d’impadronirsi di attività prima loro precluse (come lo zoppo che impara a camminare il più correttamente possibile).

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