MINIMUM VISIBILE E MINIMA SENSIBILIA.


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Chiariamo, brevemente, questo “dualismo” berkelyano, prima di procedere oltre con la trattazione del suo empirismo ed idealismo.

Ciascun oggetto sensibile si costituisce di «punti visibili». In ogni momento percettivo, il percipiente ne coglie sempre un egual numero. Sia che il medesimo stia ora osservando oggetti vicini, sia che, al contrario, stia ora volgendo lo sguardo in direzione di oggetti lontani. Approfondiamo proprio questa riflessione, adesso.

Berkeley sostiene che un minimum visibile sia in grado di oscurare solo e soltanto un altro minimum visibile. Facciamo un esempio. Immaginiamo di trovarci dentro ad una stanza, delimitata, su ogni lato, da pareti. E fingiamo, in questo preciso istante, di stare fissando il muro posto dinanzi a noi. Quanto va sostenendo il filosofo inglese trova spiegazione nella seguente riflessione: nel caso in cui quella medesima parete – che sto fissando con attenzione – sparisse del tutto, indipendentemente da quale tipo di oggetto sensibile ci dovesse apparire (un giardino, un fiume, una montagna, un panorama, ecc.), di esso continueremmo a coglierne sempre lo stesso identico numero di punti visibili, già percepiti, in precedenza, sul suddetto muro. E questo perché, essendo la nostra vista “circondata” e “limitata” dalle altre pareti, ogni altro punto resterebbe “coperto” alla stessa – difatti, come già detto, un minimum visibile è in grado di oscurare solo e soltanto un altro minimum visibile -. Ora facciamo un passo ulteriore.

Se è vero quanto detto in precedenza, possiamo allora svolgere una congettura complementare a quella appena esposta. Se un punto visibile può coprire soltanto un altro punto visibile corrispondente e se la nostra vista continua ad essere confinata – nel nostro esempio – dalle altre pareti della stanza, allora possiamo affermare con logica di stare osservando tanti punti visibili – o minima sensibilia – quanti ne vedremmo, qualora le pareti non ci fossero. E questo indipendentemente da quale tipo di oggetto sensibile ci apparisse, in tal caso, alla vista.

La vista, dunque, per il filosofo inglese, si va costituendo di due difetti evidenti:

  1. può accogliere nella visione soltanto un certo numero di minima visibilia;
  2. la visione della stessa è limitata e confusa; soltanto pochi oggetti sensibili si palesano chiari e definiti, senza contare il fatto che tanto più viene focalizzata la visione su uno di loro, tanto più indistinto diviene tutto il resto.

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