LA TRASMISSIONE DELLE QUALITÀ.


Articolo correlato: SCHOPENHAUER: LA VOLONTÀ DI VIVERE.

Articolo correlato: IL PERSISTERE DELLA VITA.

Articolo correlato: NATURA E RITORNO IN SCHOPENHAUER.

Articolo correlato: SCHOPENHAUER: TEMPO ED ETERNITÀ.

Articolo correlato: CADUCITÀ DELL’IO ED INFINITÀ DELLA VITA.

Articolo correlato: SCHOPENHAUER TRA INTELLETTO E VOLONTÀ.

Articolo correlato: METEMPSICOSI O PALINGENESI?

Articolo correlato: L’ATTO SESSUALE QUALE MANIFESTAZIONE DELLA VOLONTÀ DI VIVERE.

Nei riguardi del tema della nascita e del perdurare della specie, Schopenhauer si interroga circa la trasmissione delle qualità dai genitori ai figli. Abbiamo visto come le dinamiche – oserei dire, ontologiche -, verso le quali il filosofo indirizza la propria attenzione, sono la volontà e l’intelletto. La volontà è l’essenza in sé di qualsivoglia essere vivente, mentre l’intelletto è una qualità secondaria e “accidentale” – già più volte abbiamo evidenziato il rapporto che sussiste tra suddette -. Schopenhauer sostiene che la volontà, ovvero, quindi, l’insieme delle qualità morali, caratteriali, attitudinali et similia, venga trasmessa dal padre al figlio, mentre la madre è artefice della trasmissione di tutte le doti di natura più propriamente intellettiva/cognitiva:

Ognuno osservi innanzi tutto se stesso, si confessi le sue inclinazioni e passioni, i suoi difetti di carattere e le sue debolezze, i suoi vizi, come anche i suoi pregi e le sue virtù, se ne ha; allora poi ripensi a suo padre, e non mancherà di scorgere tutti quei tratti di carattere anche in lui. Spesso troverà invece la madre di tutt’altro carattere, e una concordanza morale con lei avrà luogo rarissimamente, cioè solo nel caso particolare che i genitori abbiano lo stesso carattere. Faccia questa prova per esempio riguardo all’irascibilità o alla pazienza, all’avarizia o alla prodigalità, all’inclinazione alla voluttà o alla crapula o al gioco, alla durezza di cuore o alla bontà, alla sincerità o alla falsità, alla superbia o alla affabilità, al coraggio o alla viltà, alla placidità o alla litigiosità, all’accondiscendenza o all’astio ecc.

È interessante osservare come Schopenhauer fornisca una legittimazione anche “fisiologica” alle sue riflessioni filosofiche. Una forte volontà, ad esempio, è biologicamente dipendente da un forte battito del cuore e da una circolazione sanguigna a dir poco ottimale, mentre affinché (anche) l’intelletto del figlio sviluppi tutte le proprie potenzialità è necessario che lo stesso intelletto della madre abbia condiviso (precedentemente) il medesimo percorso di crescita. Tant’è che nel caso in cui si dovessero verificare situazioni “particolari” – come quella di un figlio geniale partorito, però, da una madre priva di un grande intelletto -, resta l’analisi fisiologica dei genitori a rendere possibile e legittima ogni conclusione a riguardo. Prendiamo, ad esempio, il caso proprio di cui sopra, cioè ipotizziamo di avere tra le mani un ragazzo geniale la cui madre però non eccelle in intelligenza e raziocinio. Schopenhauer sostiene che, probabilmente, il tutto sia da imputare al padre della donna… un individuo, quasi sicuramente, flemmatico. L’aver ereditato una volontà debole, poiché debole è sempre stato il battito del cuore e la forza della circolazione del sangue dell’uomo, ha fatto sì che l’intelletto della donna non si sia potuto sviluppare appieno.

Curioso è anche il tema della “concordanza”, stando al quale, in assenza di fin troppo profonde asimmetrie e disarmonie tra marito e moglie, è possibile scorgere individui caratterizzati da un meraviglioso equilibrio tra morale ed intelletto:

Le disarmonie, le disuguaglianze, le oscillazioni di carattere della maggior parte degli uomini si potrebbero forse far derivare dal fatto che l’individuo non ha un’origine semplice, ma prende la volontà dal padre e l’intelletto dalla madre. Quanto più i due genitori erano eterogenei, disadatti tra loro, tanto più grandi divengono quelle disarmonie, quell’intimo dissidio. Mentre alcuni eccellono per il loro cuore e altri per la loro mente, ce ne sono altri ancora il cui pregio sta in una certa armonia e unità di tutto l’essere, che sorge dall’essere, in loro, mente e cuore talmente consoni l’una all’altro, da sostenersi ed esaltarsi reciprocamente; il che fa supporre che fra i loro genitori ci fosse una speciale congruenza e concordanza.

Schopenhauer, quindi, dà un particolare rilievo a ciò che “internamente” determina la nascita e la crescita della prole. Non è, dunque, ciò che “esternamente” viene elargito a determinare, in modo evidente, il tipo di individuo che verrà al Mondo. Non tanto, perciò, l’educazione o l’insegnamento quanto, piuttosto, i tratti ereditati dal padre e dalla madre e la presenza tra di loro di una “salutare concordanza”. Tant’è che lo stesso filosofo pare affidarsi (in parte) a quanto già sostenuto da Platone all’interno della Repubblica, quando viene affrontato il tema dell’educazione dei guardiani, i quali, al fine di essere i migliori tra tutti i cittadini, devono nascere all’interno di famiglie “accuratamente formate e preposte” e seguire poi un particolare “iter educativo”.

Restano ancora due questioni particolarmente interessanti da affrontare, per quanto concerne la trasmissione delle qualità dai genitori ai figli. In primis, è importante evidenziare – ancora una volta – l’equilibrio che sussiste tra volontà ed intelletto. Sulla base di quanto detto finora, infatti, la volontà resta la stessa dal capostipite della specie fino all’ultimo individuo procreato all’interno di essa. Ma la stessa situazione non può venire ascritta all’intelletto: da individuo ad individuo, infatti, diverse forme di conoscenza e comprensione vengono poste in essere e fatte proprie. Questo implica che la Vita – ovvero la realtà stessa – si presenti in riferimento ad ognuno di noi in maniera diversa, in quanto fondata su nuove scoperte, nuovi insegnamenti e nuove “impostazioni”. Il legame di cui parla Schopenhauer è il seguente: l’intelletto – mutandosi e rinnovandosi – conferisce, durante il corso della storia, nuove visioni del Mondo, le quali altro non fanno che tenere «aperta alla volontà la via della salvezza»:

[…] la vita rivolge incessantemente alla volontà (di cui è immagine e specchio) nuove facce, gira per così dire senza posa sotto il suo sguardo, le fa tentare altre e sempre altre forme d’intuizione, perché in ognuna di essa si decida per l’affermazione e la negazione, che le stanno entrambe costantemente davanti; solo che, una volta che si sia abbracciata la negazione, cessa per essa, con la morte, l’intero mondo fenomenico.

In secundisSchopenhauer s’interroga anche sui “casi estremi” che spesso possono verificarsi. Come la possibilità di ritrovarsi di fronte due individui completamente opposti: uno del tutto buono ed onesto, mentre l’altro il più spietato dei criminali. Sono situazioni in cui viene meno qualsivoglia rapporto tra la volontà e l’intelletto. In pratica, vi possono essere casi in cui il “principio di ragione” non trova più alcuna applicazione e questo perché la volontà si manifesta, in modo esplosivo, per ciò che essa è, in tutta quanta la propria libertà. In momenti come questi, la volontà non concepisce alcun “perché”:

[…] non mi resta che dire se non che qui, dove la volontà viene in parola come cosa in sé, il principio di ragione, come mera forma del fenomeno, non trova più applicazione, e con esso però cade ogni “perché” e “donde”. La libertà assoluta consiste appunto in ciò, che qualcosa non sia affatto soggetto al principio di ragione, come principio di ogni necessità: una tale libertà spetta quindi solo alla cosa in sé, la quale è però proprio la volontà. Essa è dunque soggetta alla necessità del suo manifestarsi, ossia nell’operari mentre nell’esse, dove si è decisa come cosa in sé, è libera.

Ricordati di votare l’articolo, se vuoi, utilizzando il tasto rate this all’inizio del post.

Commenta

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...