L’ATTO SESSUALE QUALE MANIFESTAZIONE DELLA VOLONTÀ DI VIVERE.


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Secondo Schopenhauer, l’istinto sessuale, tanto negli animali quanto negli uomini, non è né guidato né mediato dalla conoscenza. Sebbene il rapporto sia “compreso” alla stregua di un atto che si concluderà con la nascita di un nuovo soggetto (costituente la specie), esso resta di per sé un “atto istintivo”. Esattamente come per gli “atti meccanici” – si pensi, ad esempio, alla respirazione – la conoscenza non ricopre alcun ruolo di guida, lo stesso avviene per il sesso, verso il quale la giustificazione resta una soltanto: la volontà di vivere. Quest’ultima passa, inevitabilmente, attraverso il desiderio di far perdurare la specie:

Ma se in tal senso è quella determinata forma animale da noi immaginata, che vuole la vita e l’esistenza, essa non vuole vita ed esistenza in genere: le vuole proprio in quella forma. È perciò la vista della sua forma nella femmina della sua specie, che stimola alla generazione la volontà dell’animale. Questo suo volere, visto da fuori e sotto la forma del tempo, si presenta come tale forma animale per un tempo senza fine, conservata dalla sempre ripetuta sostituzione di un individuo con un altro, cioè dall’alternarsi della morte e della generazione, che, così considerate, non appaiono se non la pulsazione di quella forma che persiste in ogni tempo.

Dobbiamo, infatti, rammentare quanto già sostenuto precedentemente, in seno ad alcune dinamiche concettuali di un certo rilievo, come quella di “idea” e di “specie”. Le idee – colte in un senso propriamente platonico – si presentano alla coscienza dell’individuo legate al tempo e sotto forma di specie. Quindi, la specie altro non è che l’idea dispiegata nel tempo. L’essenza di ogni individuo risiede nella sua specie; la specie ha esistenza negli individui che vanno costituendola. Sebbene Schopenhauer sostenga che la Volontà, intesa come autocoscienza, possa “schiudersi” soltanto nell’uomo – il già ripetuto più volte “andare oltre” -, molto spesso gli individui credono che sia la specie di appartenenza l’oggettività della Volontà. Motivo per cui, si è spesso portati a considerare i rapporti sessuali, la generazione, il nutrimento della prole et similia come «incomparabilmente più importanti e impellenti di qualunque altra cosa». In breve, la volontà di vivere è il più palese degli sforzi finalizzati alla conservazione e al mantenimento dell’esistenza dell’individuo: Schopenhauer ribadisce come tale sforzo debba essere letto in un’ottica più “universale”, ovvero come desiderio e tentativo di conservare la specie di appartenenza:

La volontà di vivere si manifesta invero innanzi tutto come sforzo per la conservazione dell’individuo; questo è pero solo il gradino che porta allo sforzo per la conservazione della specie, il quale ultimo deve essere di grado tanto più forte, di quanto la vita della specie supera in durata, estensione e valore quella dell’individuo. Perciò l’istinto sessuale è la più perfetta manifestazione della volontà di vivere, il suo tipo più chiaramente espresso; e con esso sono in perfetta concordanza tanto il sorgere degli individui da esso, quanto il suo primato su tutti gli altri desideri dell’uomo naturale.

È altresì interessante constatare come per Schopenhauer l’atto sessuale da più bramato desiderio di appagamento e gratificazione possa tramutarsi anche nel più cupo ed imperscrutabili dei dolori – nel caso, per l’appunto, di “fallimento sotto le lenzuola”-. Il tutto attraverso una chiave di lettura tanto psicologica/fisiologica quanto profondamente moderna e attuale:

[…] l’istinto sessuale è la più violenta delle brame, il desiderio dei desideri, il concentrato di tutto il nostro volere; e come perciò la soddisfazione di esso esattamente corrispondente al desiderio individuale di ciascuno, cioè rivolto ad un determinato individuo, è il vertice e la corona della sua felicità, ossia il fine ultime delle sue naturali aspirazioni, realizzando le quali tutto gli sembra realizzato e fallendo le quali tutto gli sembra fallito […].

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