INTRODUZIONE ALLA CONOSCENZA.


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L’implicazione del dualismo mente/corpo è, secondo Spinoza, la consapevolezza che ciascun percipiente sia “certo” unicamente del proprio corpo. E tale “certezza” è giustificata dalla percezione delle modificazioni che avvengono sul corpo e che vengono registrate dalla mente. Questo significa che tutte le conoscenze possedute dalla mente altro non sono che le modificazioni di quel corpo cui la mente medesima si riferisce – dove il “riferirsi”, permette, per l’appunto, al percipiente di esser certo di  possedere proprio quel corpo -. Ma percepire le modificazioni del proprio corpo non significa entrare automaticamente in possesso di idee adeguate di ciò che provoca suddette modificazioni. È a questo punto che appare il concetto di “conoscenza”, all’interno della trattazione spinoziana.

Occorre intanto partire da una distinzione concettuale. Spinoza parla di “idea vera” e di “idea adeguata”:

  • una “idea vera” è una idea che corrisponde al suo oggetto, ovvero che “adegua” il pensiero alla cosa – si tratta di evidenziare la corrispondenza tra l’oggetto del pensiero e la particolarità (sensibile) stessa -;
  • una “idea adeguata” è una idea che «in quanto la si considera in sé, senza relazione all’oggetto, ha tutte le proprietà, ossia le denominazioni intrinseche della idea vera».

Le caratteristiche che danno forma ad un’idea adeguata, quindi, non si fondano su una necessaria corrispondenza tra l’idea ed il suo oggetto – “ideato” – ma, bensì, prendono in considerazione solo il contenuto dell’idea medesima. Quindi, una idea per essere adeguata deve essere in grado, tramite le proprie caratteristiche, di permettere di dedurre tutte le proprietà che appartengono all’oggetto che l’idea stessa rappresenta. Facciamo un esempio. Possiamo considerare adeguata l’idea di “cerchio” quando la stessa ci permette di dedurre il  medesimo come una figura generata dal movimento di un segmento una cui estremità resta sempre fissa, cosicché sia possibile per tutti noi discernere l’uguaglianza dei raggi. Ma se, invece, considerassimo il cerchio come una figura le cui linee condotte dal centro alla circonferenza sono tutte uguali, allora avremmo tra le mani un’idea inadeguata perché una tale definizione ci permette solo di comprendere una proprietà del cerchio e non la sua assoluta e totale essenza.

Tenendo sempre a mente l’esempio di cui sopra, possiamo comprendere come al concetto di “adeguatezza” Spinoza affianchi quello di “completezza”. Una idea adeguata, infatti, è una idea che consente di risalire a tutte le proprietà dell’oggetto – “definito” – e dato, che ciò da cui discendono le proprietà altro non è che una “causa” nel pensiero spinoziano, la “conoscenza adeguata” è la conoscenza che comprende tutte le cause di ciò di cui si parla e/o tratta. Inoltre l’idea adeguata è sempre vera, proprio perché permette di discernere la reale essenza dell’oggetto cui l’idea stessa si riferisce: «Ogni idea, che in noi è assoluta, ossia adeguata e perfetta, è vera.»

L’identificazione tra idea adeguata ed idea vera, pone Spinoza su un piano radicalmente opposto – anche in termini epistemologici – rispetto a Descartes. Secondo quest’ultimo, infatti, la mente umana resta sempre separata da quella divina e, dato che è finita, le sue stesse idee restano finite oltre che separate dalla conoscenza (infinita) che Dio sviluppa sulle stesse – come detto, la mente umana è separata da quella di Dio -. Per Descartes, quindi, la mente umana può anche raggiungere una conoscenza adeguata di un qualcosa – pensiamo alla res extensa e agli attributi che la costituiscono -, ma non si tratterà mai di una conoscenza “completa” perché, in quanto finita e separata da quella di Dio, la mente umana non riuscirà mai a cogliere l’infinita conoscenza che Dio stessa rivolge nei confronti di ciò verso cui l’idea si riferisce. Spinoza, invece, è molto più diretto: le idee adeguate (e, quindi, vere) della mente finita sono le stesse di quelle della mente infinita di Dio. Per usare proprio le parole del filosofo:

[…] la nostra Mente, in quanto percepisce veramente le cose, è una parte dell’intelletto infinito di Dio; e perciò è tanto necessario che le idee chiare e distinte della mente umana siano vere, quanto è necessario che lo siano le idee di Dio.

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