L’AMORE SECONDO SCHOPENHAUER: PARTE TERZA.


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Segue poi la categoria di tutti quei tratti che in termini relativi – e, quindi, non più assoluti – determinano l’individuo ed influenzano la scelta del proprio amante. Come abbiamo già avuto modo di anticipare nel precedente articolo, questi tratti altro non sono che le mancanze che possediamo e che cerchiamo di compensare attraverso la scelta di un soggetto che ne è esente. Si tratta, dunque, di un vero e proprio tentativo di concordanza e di reciproca compensazione che gli amanti pongono in essere, di modo che le imperfezioni vengano a mancare e il nascituro sia “ottimale” per la sua specie di appartenenza. Sono questi i requisiti che in maniera maggiore determinano e veicolano l’innamoramento, secondo Schopenhauer. Vediamo in cosa consistono.

La prima conclusione del filosofo è la seguente: «ogni sessualità è unilateralità». In seno a quanto appena detto, suddetta unilateralità deve essere oggetto di una “neutralizzazione”. Essa, del resto, è fondamentale affinché vi sia “corrispondenza” e “compensazione” tra i due amanti. In pratica, è sempre necessario che i tratti relativi dei due soggetti finiscano con l’annullarsi reciprocamente. Considerando proprio il caso della sessualità unilaterale, un uomo assai virile, ad esempio, cercherà una donna estremamente femminile, dato che il grado determinato della virilità di lui dovrà essere compensato dal grado determinato della femminilità di lei.

Altri tratti sono quelli della forza – riguardo al quale le donne, per natura meno forti e robuste degli uomini, tendono a scegliere compagni più forti di loro – e dell’altezza – che, in parte, abbiamo già avuto modo di prendere in considerazione, dal punto di vista dell’uomo, in seno ai tratti assoluti  -.

Indubbiamente, tutta quanta questa trattazione sta ad indicare come per Schopenhauer l’innamoramento altro non sia che un insolito gioco fatto di occhiate, percezioni, congetture e chirurgiche osservazioni, rivolte dall’uno all’altro degli amanti e finalizzate alla comprensione se tale  (ipotetica e potenziale) unione possa, infine, dirsi vantaggiosa o meno alla procreazione. È ciò che il filosofo chiama «meditazione del genio della specie»:

Questo ricercare ed esaminare è cioè la meditazione del genio della specie sull’individuo per loro tramite possibile e sulla combinazione delle sue qualità. Quale il risultato di essa, tale il grado di reciproca attrazione e di desiderio che l’una proverà sull’altra. Ciò può, dopo aver raggiunto un grado importante, estinguersi ancora improvvisamente, per la scoperta di qualcosa che era rimasto fino ad allora inosservato. In tal modo dunque il genio della specie medita, in tutti coloro che sono atti alla procreazione, sulla generazione futura.

Anche il tema della “individualizzazione” ricopre, comunque, un ruolo assai importante, per quanto concerne l’amore e l’innamoramento. L’istinto sessuale, infatti, se non riesce ad individualizzarsi, resta “accessibile” a tutti: la specie, in questo caso, viene salvaguardata soltanto da un punto di vista meramente quantitativo. I tratti sia assoluti che relativi, che vanno determinando la fase dell’innamoramento, altro non sono che un processo di determinazione ed individualizzazione dell’amante. Tutto ciò è finalizzato alla comprensione se tale unione possa dirsi utile o meno alla specie… in pratica vi è una profonda attenzione qualitativa in riferimento alla proleSchopenhauer non a caso parla anche di vera e propria “passione” tra gli amanti. Essa fa sì che due individui – che si sono “trovati” – non pensino ad altro che alla loro unione, tanto forte è stato il lavoro svolto dal “genio” per far loro comprendere come il loro figlio debba assolutamente venire al Mondo:

Questa brama metafisica della volontà in se non ha, immediatamente, nessun’altra sfera di azione nella serie degli esseri che i cuori dei futuri genitori, che perciò vengono afferrati da questo impulso e credono poi di desiderare per se stessi ciò che ha solo uno scopo per ora ancora metafisico, ossia che si trova al di fuori della serie delle cose realmente esistenti. È dunque l’impulso dell’individuo futuro, divenuto solo qui possibile, ad entrare nell’esistenza […] ciò che si presenta nel fenomeno come l’alta passione reciproca dei futuri genitori, la quale spregia ogni cosa fuori di sé, ma in realtà come un vaneggiamento senza pari, per il quale un tale innamorato darebbe tutti i beni del Mondo per coire con questa donna […].

Se abbiamo correttamente compreso tutte le argomentazioni in seno all’innamoramento, alla passione e alla volontà della specie, la conclusione di Schopenhauer non può apparirci viziata da dubbi e/o imperfezioni. Nel momento stesso in cui l’atto si estingue e l’appagamento si esaurisce, l’individuo torna, inevitabilmente, nel proprio stato di miseria e povertà. Sono una miseria ed una povertà allegoriche o che, in ogni caso, meglio verranno comprese quando tratteremo il tema del “Velo di Maya”. In ogni caso, essendo stato il tutto frutto di una bieca illusione – posta in essere dalla volontà della specie -, una volta che il desiderio è scemato, l’individuo comprende di essere stato ingannato e di aver agito non tanto per il perseguimento di un interesse personale ed egoistico ma, altresì, del tutto generale:

Siccome cioè la passione si basava su un’illusione, che faceva vedere come prezioso per l’individuo ciò che solo ha valore per la specie, l’incanto è destinato a svanire dopo che il fine della specie sia raggiunto. Lo spirito della specie che si era impossessato dell’individuo, lo lascia nuovamente libero. Da quello abbandonato, l’individuo ricade nella sua nativa limitazione e povertà, e vede con meraviglia che, dopo un’impennata così alta, eroica e infinta, nulla resta per il suo piacere, se non ciò che ogni soddisfazione sessuale può dare: contro la sua aspettativa, non si ritrova più felice di prima. Si accorge di esser stato lo zimbello della volontà della specie.

Si tratta della stessa ragione per la quale, molto spesso, i matrimoni d’amore finiscono o con il concludersi o con il tramutarsi in situazioni tediose ed infelici. Scemata la passione, infatti, lo scopo predominante, ovvero la volontà della specie, fa sì che i reali motivi dell’innamoramento diventino palesi e manifesti. Secondo Schopenhauer hanno molta più forza e capacità di perdurare i matrimoni di convenienza, i quali si fondano su valutazioni reali che non possono scomparire così nel nulla. In tali unioni, però, l’individuo è veicolato a vivere “più per il denaro che per la specie”, finendo, dunque, con il divenire oggetto di profondo disprezzo. In sintesi: è estremamente difficile che la passione e la convenienza vadano mano nella mano… diviene, quindi, fondamentale muoversi ora verso l’individuo ora verso l’interesse della specie.

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