OLTRE L’ATTEGGIAMENTO NATURALE.


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Appurato, dunque, come l’atteggiamento naturale sia, a tutti gli effetti, l’atteggiamento empirico (della conoscenza), la domanda è: “Ne esistono altri, oltre a questo?”. Husserl afferma che di contro al Mondo della Natura – ovvero, come abbiamo visto, al “Mondo dell’esistenza spazio-temporale” – vi siano i Mondi ideali, formati da idee. Quest’ultime sono aspaziali e atemporali, oltre che irreali, ma assolutamente esistenti – non si commetta l’errore di considerare “l’esistenza di una irrealtà” alla stregua di una mera idiosincrasia -. Trattasi, ad esempio, del Mondo della “matematica pura” o della “geometria pura” o della “logica pura” e via discorrendo. Per Husserl, dunque, diviene fondamentale il dover sempre distinguere tra “atteggiamento naturale” (o “empirico”), da una parte, ed “atteggiamento non naturale” (o “apriorico”), dall’altra parte.

Nell’atteggiamento naturale abbiamo la datità fisica – o, per esprimerci più correttamente, «giungono a datità le oggettualità esistenti» -. Nell’atteggiamento apriorico, al contrario, troviamo le oggettualità eidetiche. Da una parte, quindi, la datità della Natura e, dall’altra parte, le idee. E si presti subito attenzione ad un aspetto ontologico di non poco conto: la datità fisica ed il Mondo eidetico non sono separati, ma, tutt’al più, dicotomici – possono cioè rimandare l’uno all’altro, distanziandosi l’uno dall’altro -. Facciamo un esempio banale: se dovessi vedere quattro strisce rosse dipinte a terra, potrei soffermare la mia percezione su tale singolarità (approccio empirico) o, semplicemente, pensare al numero quattro (consapevolezza eidetica). Ma in ogni caso, entrambi gli atteggiamenti che adotterò sono e saranno indipendenti l’uno dall’altro. Proprio su questo concetto, proseguiamo con la nostra analisi.

Nell’atteggiamento naturale abbiamo visto come l’esistenza degli oggetti sensibili sia ontologicamente indipendente dal fatto che l’individuo li percepisca o meno. Questa premessa può essere impiantata anche nell’atteggiamento apriorico: un enunciato matematico, ad esempio, non necessita, per esistere (idealmente), di corrispondenti enti esistenti – come detto le idee sono esistenti ma irreali. E questo, girando il punto di vista, significa anche che sono sprovviste di enunciati sull’esistenza reale –. Ma dobbiamo fare un minimo di chiarezza per non cadere in un pericoloso errore concettuale.

L’atteggiamento apriorico desidera difendere la purezza ed assoluta veridicità dei suoi enunciati in maniera, appunto, aprioristica, cioè del tutto libera e svincolata dall’esistenza (certificata) di enti che ne testimonino, sul piano reale, la correttezza di contenuto. Ad esempio: la formula 2+2=4, in un atteggiamento apriorico, deve essere difesa sul solo piano idealistico, senza che empiricamente vi siano riflessioni che possano assicurarne la veridicità. Perché, altrimenti, l’idealismo (il Mondo eidetico) dipenderebbe dal reale (il Mondo della Natura). Come risolvere questa possibile impasse?

Husserl sottolinea come sia doveroso distinguere con chiarezza i diversi intenti epistemologici dei due atteggiamenti. Praticamente: una cosa è accogliere il “puro idealistico” (a priori). Un’altra cosa è riflettere (realmente) su quanto enunciato. Ad esempio, un matematico giudica nella più rigorosa generalità (idealistica) ma sempre nella possibilità che i pregiudizi empirici possano (anche) fuorviarlo e/o veicolarlo a reinterpretare empiricamente ciò che è stato teorizzato idealmente. Si tratta, quindi, di ribadire quanto già detto ad inizio paragrafo: la purezza dell’idea (eîdos) è solo nell’apriori. L’atteggiamento eidetico è quello – stando alle parole del filoso austriaco – della «ideazione intuitiva», nel senso che porta a datità un qualcosa che non presuppone nessuna esistenza reale. Pensiamo ad un triangolo: esiste (come idea) ma non vi è niente di “realmente naturale” che lo testimoni. La vera essenza del filosofare, per Husserl, risiede nel “passare”, ad esempio, da una matematica “impura” (viziata cioè dai pregiudizi empirici) ad una matematica pura (accolta nella sua assolutezza e pienezza eidetica).

Con l’espressione «ontologia della Natura», Husserl si riferisce alla “pura scienza della Natura”; la matematica pura, la geometria pura, la logica pura et similia, formano la «scienza costitutiva dell’idea pura della Natura.» Questo significa che tutte queste dottrine potrebbero anche costituire una «apriorica ontologia universale», ovvero una concezione eidetica che, aprioristicamente, potrebbe essere rivolta a tutto ciò che viene semplicemente “pensato”: movimenti, spazio, tempo, ecc. Ma si tratta di una epistemologia assolutamente idealistica che Husserl non tarda ad etichettare come un mero “desiderio gnoseologico”. Piuttosto, è la classificazione, che il filosofo apporta su tale dottrine pure, ad essere interessante:

  • «ontologia della Natura» ⇒ geometria pura;
  • «ontologia formale incondizionatamente generale» ⇒ matematica pura e logica pura.

Soltanto la geometria pura, infatti, viene considerata la vera “ontologia della Natura”, da parte del filosofo austriaco:

Tutte queste discipline non appartengono, a differenza della geometria, all’idea della natura. Esse non concernono niente di ciò che costituisce l’idea di natura secondo il suo senso specifico. La purezza dell’esistenza dell’aritmetica, per esempio, non significa soltanto che ogni posizione attuale dell’esistenza reale […] resta fuori circuito, ma allude al fatto che non viene in questione niente che abbia a che fare con il contenuto essenziale dell’idea di un natura in generale […]. Le cose stanno allo stesso modo con la logica formale in senso stretto. Se essa tratta di proposizioni in generale, allora non si parla di proposizioni riferite in modo specifico alla natura o a qualche cosa d’altro etc.

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